TTIP: il trattato che annulla democrazia e sovranità popolare


di Eleonora Forenza su Adista Segni Nuovi n° 38 del 07/11/2015

«Questi accordi impediscono ai governi di svolgere le loro funzioni essenziali: tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini, assicurare la stabilità economica e proteggere l’ambiente. Proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se queste norme fossero state in vigore quando sono stati scoperti gli effetti letali dell’amianto. Anziché chiudere le fabbriche e costringere i produttori a risarcire le vittime, i governi avrebbero dovuto pagare i produttori per non uccidere i cittadini». Queste parole non sono state scritte da un comitato di ambientalisti né da un qualche collettivo anticapitalista: sono del premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz e sono state pubblicate su Internazionale, poche settimane fa, a proposito dei trattati di libero scambio, più specificatamente del TPP, l’accordo sul Partenariato transpacifico e, per similitudine, del TTIP, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti tra Unione Europea e Stati Uniti.

Da mesi lo spettro del TTIP si aggira per l’Europa, ma solo di recente, finalmente, l’opinione pubblica, grazie anche alla presa di posizione di (pochi, per la verità) intellettuali, giornalisti e soprattutto di reti di attivisti (come in Italia la rete Stop TTIP) si sta cominciando ad accorgere dei pericoli di questi trattati.

Al Parlamento Europeo porto avanti la battaglia contro il TTIP anche nell’ambito della commissione INTA, la Commissione per il commercio internazionale di cui faccio parte, e in ENVI, la Commissione per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare. Mi sto occupando inoltre, anche come componente della commissione FEMM, di sollecitare studi di impatto sul TTIP e sul TISA, e più in generale sui trattati di commercio, sulla vita delle donne e sui diritti umani, sociali e ambientali.

Che cos’è il TTIP? Secondo il sito della Commissione Europea è «un accordo commerciale che è attualmente in corso di negoziato tra l’Ue e gli Usa che ha l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti».

Secondo le cittadine e i cittadini che si oppongono a questo trattato, e anche a mio parere, il TTIP è un cavallo di Troia delle multinazionali per demolire democrazia, diritti, ambiente e sovranità popolare, per trasformare in chiave neoliberista la costituzione formale e materiale dell’Unione europea, per deregolamentare e sancire il primato dei diritti degli investitori sui diritti delle cittadine e dei cittadini. Come?

In primo luogo, i negoziati TTIP per molti aspetti sono e restano segreti (e siamo al decimo round negoziale). Nonostante quanto cerchino di dire i sostenitori del trattato, ovvero i rappresentanti dei governi (anche quello italiano), la Commissione europea e gli Usa, molti dettagli della trattativa sono tuttora secretati. Di quali servizi e beni stiamo dunque parlando? Come essere sicuri che i beni pubblici siano esclusi da questo tipo di accordo di libero scambio? E ancora, la temutissima clausola Isds: la pos­si­bi­lità di ricorso a corti pri­vate di arbi­trato inter­na­zio­nale per risol­vere le con­tro­ver­sie fra inve­sti­tori, ovvero multinazionali, ad esempio produttori di ogm, tabacco e farmaci, e Stati. Nella sostanza si sottrae potere alla democrazia, ai Parlamenti e al popolo che li elegge.

Ancora, il trat­tato aumenterà i rischi per la salute ali­men­tare (le intossicazioni alimentari sono molto più frequenti negli Usa che nella UE proprio perché vi è una differenza sostanziale nelle filiere di controllo), per la produzione agroalimentare di qualità e per il lavoro in generale: come dimo­strano diversi studi di impatto, tra cui quello di Jero­nim Capaldo, il TTIP provocherebbe la per­dita di circa 600mila posti di lavoro in Europa.

Di fronte a questi enormi pericoli, uno schieramento sempre più largo di forze chiede l’interruzione dei negoziati.

Per quanto riguarda le istituzioni europee, attualmente la Commissione europea ha presentato una nuova proposta, in particolare sull’Isds. Come gruppo Gue/Ngl la consideriamo un’operazione di facciata che non cambia la sostanza: ovvero la presenza di corti arbitrali che rischiano di istituire il principio per cui la tutela degli investimenti avrà più valore dei diritti delle cittadine e dei cittadini e della loro sovranità. Il negoziato è ad ogni modo in una fase di stallo. Il Parlamento europeo, intanto, si sta occupando del caso emissioni, a partire dallo scandalo Volkswagen: con ogni evidenza il sistema dei controlli fa acqua da tutte le parti, una ragione in più per nutrire dubbi sul TTIP.

Fuori dalle aule del Parlamento Ue, dopo aver consegnato oltre 3.200.000 firme alla Commissione europea a Bruxelles, le campagne Stop TTIP si sono date appuntamento nella settimana di azione globale che dal 10 al 17 ottobre scorso ha portato in piazza decine di migliaia di persone contro le politiche economiche e commerciali dell’Unione.

A Berlino oltre 20mila persone hanno sfilato contro il TTIP. Pochi giorni dopo anche a Bruxelles abbiamo manifestato il nostro dissenso, ottenendo come risposta botte e arresti di massa (oltre 100 fermati). Io stessa sono stata allontanata in malo modo dalle forze dell’ordine che ci impedivano di avvicinarci al Consiglio europeo riunito in quel momento. Proprio la militarizzazione di Bruxelles è stata la rappresentazione plastica del TTIP: l’Europa dei burocrati che si fa fortezza, recintata dal filo spinato, contro i popoli che chiedono democrazia e trasparenza. Non è questa l’Europa che vogliamo costruire, serve allargare la mobilitazione, ricostruire una dimensione europea dei conflitti e dei movimenti, e fare informazione contro questi accordi che sono una nuova Nato economica di cui nessuna cittadina e nessun cittadino europeo ha scelto di far parte. Vogliono imporre dall’alto un futuro dominato dal mercato: non possiamo lasciarglielo fare.

Eleonora Forenza è eurodeputata dell’Altra Europa con Tsipras – gruppo Gue/Ngl

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