Pubblicata l’enciclica sull’ecologia di papa Francesco


Dal “Francesco marxista” al “Francesco ecologista”

di Henri Tincq in “www.slate.fr” del 17 giugno 2015 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Come spiegare che un papa, per la prima volta, parli di ecologia in un documento del “magistero” della Chiesa? Il papa è il capo spirituale (e politico) di più di un miliardo di uomini e donne cattolici in tutti i continenti. Condivide, con l’altro miliardo di cristiani (evangelicali, protestanti, anglicani, ortodossi), il racconto biblico della Creazione (nella Genesi), che impone all’uomo di dominare e proteggere la terra e tutti i frutti di una natura creata da Dio.

Dalla notte dei tempi, il papa di Roma interviene, a tempo opportuno (e spesso inopportuno!), nelle faccende terrestri, parla di tutto ciò che riguarda l’umanità, la sua grandezza e le sue debolezze, condanna le guerre e l’oppressione, esalta i poveri, milita “per la vita”, predica a favore della giustizia sociale, un mondo più giusto, un genere umano più solidale.

E abbiamo dovuto attendere questo 18 giugno 2015 perché un papa pubblicasse, finalmente, una enciclica, quasi interamente scritta di suo pugno, dedicata all’ambiente, alla “salvaguardia del Creato” e di quella che giustamente definisce “la casa comune”, ai rapporti tra gli esseri viventi in un mondo vivente, alle minacce ecologiche e climatiche che pesano sul futuro del pianeta e sul destino dell’umanità.

presa di coscienza

Gli uni lo deploreranno, come quei buoni cattolici tradizionalisti (non necessariamente integralisti) che identificano ancora l’ecologia con una battaglia dei “gauchistes”, dei figli del ’68 e del Larzac. Sono a favore di una “ecologia umana” (difesa della vita, della legge naturale, della famiglia, lotta contro l’aborto e il matrimonio per tutti), ma diffidano di una “ecologia ambientale e globale”. Il papa sarà anche criticato – e la cosa è già cominciata negli Stati Uniti – da tutti i conservatori scettici sulle cause dei cambiamenti climatici, per i quali il riscaldamento non è in primo luogo il risultato dell’attività umana e sociale ma di dati puramente naturali.

Ma molti altri saranno ben felici di questa (tardiva) presa di coscienza al vertice della Chiesa. Tutti coloro, certo, credenti e atei, che, nel mondo militante, sono all’avanguardia delle battaglie ecologiche. Anche tutti coloro che, nelle comunità cristiane, hanno un’esperienza diretta, in particolare nel mondo rurale, in cui si vie – o si distrugge – il legame con la vitalità degli esseri e della natura. Infine tutti coloro che condividono questa sensibilità cristiana al tema biblico della “salvaguardia del Creato”, indissociabile dalle altre lotte evangeliche per la “pace” e la “giustizia”.

Su questo, i cristiani protestanti e ortodossi sono sempre stati più avanti dei cattolici. Fin dal 1990, il Consiglio mondiale delle Chiese (con sede a Ginevra) riuniva a Seul un’assemblea generale sul tema “Giustiza, pace e salvaguardia del Creato”. I cattolici non c’erano. L’eclissi, su questo tema, della dottrina cattolica, troppo presa dalla sola “ecologia umana”, ha a lungo deluso i teologi d’avanguardia. Quanto al patriarca ortodosso di Costantinopoli, chiamato il “patriarca verde”, è a capo di molte associazioni di difesa dell’ambiente.

Certo, si potrà dire che i predecessori di papa Francesco non sono stati completamente muti sull’argomento. Ma Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI legavano le sfide ecologiche alla sfera del “morale”, cioè degli interrogativi sulla famiglia e sulla bioetica. Per loro, il “degrado” del mondo era una constatazione, tra le altre, consapevole o no, del progetto di Dio per l’umanità e per la Creazione. Nella sua enciclica sulla “carità” (Caritas in veritate, del giugno 2009), Benedetto XVI metteva in discussione gli entusiasmi di una globalizzazione che perturba tutti gli schemi di sviluppo, i modelli economici e le strutture sociali fino alle “basi” materiali dell’esistenza sul pianeta.
Ma difendeva in primo luogo una “ecologia dell’uomo”, in cui la libertà e la responsabilità individuali si articolavano con lo sviluppo. “Esiste una ecologia dell’uomo”, sottolineava ancora nel 2011, davanti al Bundestag a Berlino.

ecologia globale

Il papa attuale supera una nuova soglia. Passa dell’ecologia dell’uomo all’ecologia globale. Non per nulla ha scelto, la sera della sua elezione, il nome di Francesco, allusione a Francesco d’Assisi, santo patrono degli ecologisti, simbolo di fraternità universale, che dedicò la sua vita alla riconciliazione di tutto il mondo creato, terra e cielo. Accumulare beni era per lui una follia. Francesco d’Assisi percorreva le strade, mendicava il suo pane, predicava la conversione. Prima di morire, compose il famoso Cantico delle creature, universalmente conosciuto, nel quale invitava “frate Sole” e “nostra madre Terra” e tutte le creature a lodare Dio. Il titolo dell’enciclica di papa Francesco, “Laudato si’”, è ispirato a questo Cantico delle creature di Francesco d’Assisi.

Papa Francesco – Jorge Mario Bergoglio – viene da un continente, l’America Latina, in cui le urgenze ecologiche sono tra le più gravi. Aveva già mostrato la sua grande sensibilità ai problemi dell’ambiente in occasione della conferenza dei vescovi latinoamericani di Aparecida in Brasile nel 2007. “Sentivo i vescovi brasiliani parlare della deforestazione dell’Amazzonia”, racconterà più tardi. Arcivescovo di Buenos Aires, presentò ricorsi davanti alla Corte suprema di Argentina per bloccare delle imprese di deforestazione nel nord del suo paese. Si dice oggi a Roma che, per la redazione della sua enciclica, ha consultato preti impegnati in tutte le lotte della terra di Amazzonia.
Ma non basta. Divenuto papa, il vescovo gesuita e latinoamericano ha fatto della lotta alla povertà l’obiettivo prioritario del suo pontificato. La critica violenta che formula regolarmente del “neocapitalismo selvaggio”, del modello economico ultraliberale e produttivistico, dell’accumulo di ricchezze improduttive, non è nuova nel discorso della Chiesa. Dall’enciclica “Rerum novarum” di papa Leone XIII – nel 1891 -, la Chiesa ha prodotto un corpus di “dottrina sociale” solido, che denunciava vigorosamente le disuguaglianze sociali, rispettato e seguito da generazioni intere di responsabili politici, padronali, sindacali, associativi.
Ma per la prima volta – ed è la novità dell’enciclica pubblicata in Vaticano il 18 giugno – la Chiesa trae le conseguenze, in termini ecologici, tradotti in altrettante minacce per l’intero pianeta, della sua radicale contestazione dei modi di produzione, distribuzione e consumo. Dopo il testo del novembre 2013 che denunciava la “cultura dello scarto” e dello spreco dei paesi ricchi, la stampa conservatrice degli Stati Uniti aveva definito Francesco “papa marxista”. Domani, diventerà il “papa ecologista”, lodato degli uni, detestato dagli altri.

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