Dei giornali cattolici chiedono l’abolizione della pena di morte


Editoriale National Catholic Reporter in “ncronline.org” del 5 marzo 2015 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Dalle Redazioni di: America magazine, National Catholic Register, National Catholic Reporter e Our Sunday Visitor:

Il mese prossimo, la Corte Suprema degli USA ascolterà le discussioni in Glossip v. Gross, una causa iniziata in Oklahoma che si oppone al protocollo più ampiamente usato di iniezione letale, in quanto punizione crudele e non comune.
La corte ha accolto il ricorso in gennaio dopo un anno in cui sono avvenute tra esecuzioni capitali altamente problematiche in tre stati. La corte emetterà probabilmente una sentenza entro giugno. La nostra speranza è che affretti la fine della pena di morte negli Stati Uniti.
L’arcivescovo Thomas Wenski di Miami, presidente del Comitato dei vescovi per la giustizia nazionale e lo sviluppo umano, ha lodato la decisione dicendo: “… l’uso della pena di morte svaluta la vita umana e diminuisce il rispetto per la dignità umana. Noi vescovi continuiamo a dire che non è uccidendo che si può insegnare che è sbagliato uccidere”. Anche il presidente del comitato Pro- Life Activities, cardinale di Boston Sean O’Malley, ha lodato la decisione della corte di affrontare il caso. “La società può difendersi in modi diversi dall’uso della pena di morte”, ha detto il cardinale O’Malley. “Preghiamo perché l’esame della corte porti al riconoscimento che le pratiche istituzionalizzate di violenza contro qualsiasi persona erodono il rispetto per la santità di ogni vita umana. La pena capitale deve finire”.
Noi, redattori di quattro giornali cattolici – America, National Catholic Registr, National Catholic Reporter e Our Sunday Visitor – sollecitiamo i lettori delle nostre diverse pubblicazioni, tutta la comunità cattolica degli USA e tutte le persone di fede ad unirsi a noi e a dire “la pena di morte deve finire”.
La Chiesa cattolica in questo paese ha combattuto contro la pena di morte per decenni. Papa san Giovanni Paolo II ha modificato il catechismo universale della Chiesa cattolica per introdurre una proibizione de facto contro la pena di morte. Lo scorso anno, papa Francesco ha invitato tutti i cattolici “a lottare… per l’abolizione della pena di morte”. La pratica è ripugnante e non necessaria. È inoltre follemente costosa in quanto le battaglie giudiziarie assorbono delle risorse che sarebbero meglio usate in primo luogo per prevenire i crimini e per lavorare a favore di una giustizia riparativa per coloro che commettono crimini meno odiosi.
Sorprendentemente, la Florida ha interrotto le esecuzioni fino a che la Suprema Corte avrà deliberato, e il governatore dell’Ohio John Kasich ha rinviato tutte le sette esecuzioni previste nello stato per il 2015 in attesa di ulteriore studio. Il governatore della Pennsylvania Tom Wolf ha dichiarato una moratoria sulla pena di morte fino a che non avrà ricevuto e rivisto una relazione di una unità speciale sulla pena di morte, che ha definito “un sistema difettoso… inefficace, ingiusto e costoso”. Entrambi i governatori hanno anche citato un numero crescente a livello nazionale di detenuti condannati a morte che negli ultimi anni sono stati scagionati.
In una dichiarazione di ringraziamento a Wolf, l’arcivescovo di Filadelfia Charles Chaput ha detto: “Evitare la pena di morte non diminuirà il nostro sostegno alle famiglie delle vittime di omicidi… Ma uccidere il colpevole non onora il morto né nobilita il vivente. Quando togliamo la vita ad una persona semplicemente aggiungiamo violenza in una cultura già violenta e umiliamo la nostra dignità nel processo”.
L’arcivescovo Chaput ci ricorda che quando parliamo della pena di morte, non possiamo dimenticare che siamo noi, agendo tramite il nostro governo, gli attori morali di una esecuzione. Il detenuto ha commesso il suo crimine e ne ha risposto nella sua vita come ne risponderà davanti a Dio. Ma è il governo, che agisce a nostro nome, che ordina e perpetra l’iniezione letale. Siamo noi, che invece di risanare, aggiungiamo violenza.

I difensori della pena di morte spesso sostengono che essa permette alla famiglia della vittima di mettere la parola fine alla vicenda. Ma gli avvocati che accompagnano le famiglie delle vittime, come suor Camille d’Arienzo, delle Suore della Misericordia, raccontano una storia diversa.
“Penso alle madri che partecipano al nostro servizio di sostegno per famiglie e amici delle vittime di omicidio”, un programma che le suore della Misericordia promuovono da 18 anni. “Chiedete loro che cosa vogliono per gli assassini dei loro figli, nessuna chiede la pena di morte”, ha detto suor Camille. “La ragione che adducono: ‘Non voglio che un’altra madre soffra quanto ho sofferto io’. I loro cuori, benché spezzati, sono indivisi nella loro umanità”.

I fatti del caso in Oklahoma – la cui eco rimbalza dall’Ohio all’Arizona – sono stati particolarmente vergognosi. Nell’aprile scorso, il protocollo di sostanze letali non ha funzionato nell’esecuzione di Clayton Lockett. Clayton si lamentava dal dolore prima che le autorità sospendessero l’esecuzione: sarebbe morto per infarto più tardi nella notte. L’arcivescovo Paul Coakley di Oklahoma City disse all’epoca: “L’esecuzione di Clayton Lockett evidenzia davvero la brutalità della pena di morte, e spero che ci porti a considerare la possibilità di adottare una moratoria sulla pena di morte o addirittura ad abolirla del tutto”.

La Corte Suprema ha ritenuto di essere di essere d’accordo con l’arcivescovo Coakley e considererà il ricorso. Ci uniamo ai nostri vescovi nella speranza che la corte arrivi alla conclusione che è giunto il momento per la nostra nazione di attuare il suo impegno per il diritto alla vita abolendo la pena di morte definitivamente.

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