Il papa e le malattie della curia romana


dal sito del Vaticano news.va

La Curia Romana sia “un piccolo modello della Chiesa”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha rivolto ai suoi più stretti collaboratori in Vaticano, ricevuti nella Sala Clementina per gli auguri di Natale. Il Pontefice ha enumerato i 15 mali curiali che, ha detto, richiedono una cura paziente e perseverante per essere guariti. Tra le malattie indicate dal Papa: la rivalità e la vanagloria, il mal coordinamento e l’alzheimer spirituale e ancora il funzionalismo e la malattia dei circoli chiusi. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dal cardinale decano Angelo Sodano. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Non si può arrivare al Natale senza aver fatto un esame di coscienza. Questo, annota Francesco, vale per tutti i fedeli e ancor più deve valere per chi, come avviene nella Curia Romana, vive a stretto contatto con la Sede Apostolica. E’ bello, afferma in apertura del discorso, pensare alla Curia Romana come “a un piccolo modello della Chiesa” cioè a un corpo “sano” e “vivo”, armoniosamente unito a Cristo.

“Essendo la Curia un corpo dinamico, essa non può vivere senza nutrirsi e senza curarsi. Difatti, la Curia – come la Chiesa – non può vivere senza avere un rapporto vitale, personale, autentico e saldo con Cristo. Un membro della Curia che non si alimenta quotidianamente con quel cibo diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un impiegatista): un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano”.

Un catalogo delle malattie curiali
Lo Spirito di Dio, prosegue, “unisce e lo spirito del maligno divide”. Di qui l’origine di quel “catalogo delle malattie” curiali che Papa Francesco enumera per accostarsi bene al Sacramento della Riconciliazione. Il primo dei mali è “la malattia del sentirsi immortale, immune o addirittura indispensabile”. Quel “complesso degli eletti”, prosegue, che “deriva spesso dalla patologia del potere”:

“Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente (cfr. Lc 12, 13-21) e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti”.

Martalismo e “Alzheimer spirituale”
C’è poi la malattia del “martalismo”, “dell’eccessiva operosità” che, come accade a Santa Marta, ci fa trascurare Gesù, “la parte migliore”. Grave anche la “malattia dell’impietrimento mentale e spirituale” che, spiega, ci fa “perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono”. Quindi si è soffermato sull’“eccessiva pianificazione e del funzionalismo”:

“Quando l’apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscono, diventando così un contabile o un commercialista”.

“Preparare tutto bene – sottolinea – è necessario ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione”. Non si può “addomesticare” lo Spirito Santo, ha aggiunto a braccio. Francesco critica così la malattia del “mal coordinamento” e “dell’Alzheimer spirituale”, ossia di chi, “avendo perso la memoria” dell’incontro con il Signore, diventa “sempre di più schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani”.

Rivalità e vanagloria
Francesco torna poi a dire “no” alla “malattia della rivalità e della vanagloria, quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita”, questi – ripete con San Paolo – sono “i nemici della Croce di Cristo”. Il Papa si sofferma dunque su quella che definisce la “malattia della schizofrenia esistenziale”:

“E’ la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete”.

Il terrorismo delle chiacchiere
“La conversione – è il suo avvertimento – è al quanto urgente e indispensabile per questa grave malattia”. Quindi, torna a stigmatizzare le chiacchiere, la mormorazione e i pettegolezzi. “E’ la malattie delle persone vigliacche – afferma il Papa – che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle”. E ribadisce: “Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere”. Ancora, la denuncia della “malattia di divinizzare i capi” di chi corteggia i superiori “per ottenere la loro benevolenza”:

“Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio (cfr. Mt 23:8-12). Sono persone che vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare. Persone meschine, infelici e ispirate solo dal proprio fatale egoismo”.

Al tempo stesso, prosegue, questa “malattia potrebbe colpire anche i Superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione”.

L’aiuto del sano umorismo
C’è poi la malattia dell’indifferenza verso gli altri e quella della “faccia funerea”, ovvero delle “persone burbere e arcigne” con gli altri. In realtà, rileva, la “severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé”:

“Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili. Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo! Ci farà molto bene recitare spesso la preghiera di S. Thomas More”.

Traslochi e circoli chiusi
Da evitare anche la “malattia dell’accumulare”. Qualcosa che succede, spiega, “quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale ne suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro”:

“Un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la cavalleria leggera della Chiesa. Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la cavalleria leggera della Chiesa?! I nostri traslochi sono un segno di questa malattia”.

Malattia, avverte il Papa, sono anche “i circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso”. Un male che “con il passare del tempo schiavizza i membri diventando un cancro” e causa “tanto male, scandali”. Il Papa parla di “autodistruzione”, di quel “fuoco amico dei commilitoni” che è “il pericolo più subdolo”. Infine, il male del “profitto mondano, degli esibizionismi” quando l’apostolo “trasforma il suo sevizio in potere”. E’ la malattia di chi cerca “insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo” si è capaci di “screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste”.

Lo Spirito Santo aiuta la guarigione
Questi mali, è la riflessione del Papa, sono un “pericolo per ogni cristiano” e “possono colpire sia livello individuale sia comunitario”. E sottolinea che solo lo Spirito Santo può “guarire ogni infermità”, e sostenere “ogni sincero sforzo di purificazione e ogni buona volontà di conversione”:

“La guarigione è anche frutto della consapevolezza della malattia e della decisione personale e comunitaria di curarsi sopportando pazientemente e con perseveranza la cura”.

Il Papa, che ha chiesto a tutti di pregare la Vergine Maria per essere sostenuti nel sanare “le ferite del peccato” e affinché “la Chiesa e la Curia” siano “sane e risanatrici” ha voluto concludere con un pensiero sul ruolo dei sacerdoti:

“Una volta ho letto che: i sacerdoti sono come gli aerei, fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano. Molti criticano e pochi pregano per loro. È una frase molto simpatica ma anche molto vera perché delinea l’importanza e la delicatezza del nostro servizio sacerdotale e quanto male potrebbe causare un solo sacerdote che cade a tutto il corpo della Chiesa”.

(Da Radio Vaticana)

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