Per l’uguaglianza ecclesiale


di Jacques Neyrinckin “www.comitedelajupe.fr” del 17 novembre 2014 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

In Svizzera, la Confederazione non ha rapporti diretti con le Chiese, ma lascia questo ambito ai cantoni: questa saggia misura mira ad evitare conflitti generalizzati tra confessioni che ancora nel 1847 portarono ad una guerra civile. I cantoni adottano politiche molto diverse, che vanno dalla separazione Stato-Chiesa dei cantoni di Ginevra e Neuchâtel fino al sostegno simultaneo della Chiesa cattolica, della Chiesa riformata e della comunità ebraica da parte del canton Vaud fino a 61 milioni di franchi svizzeri. In questo caso il potere cantonale esercita una tutela discreta: ad esempio, il vescovo Wolfgang Haas, nominato vescovo di Coira nel 1990 fu spostato in Liechtenstein nel 1997, in seguito alle pressioni dei cantoni della diocesi.

La direzione delle Chiese cantonali è così divisa tra le autorità ecclesiali, il potere spirituale e le corporazioni ecclesiastiche che si occupano della gestione materiale e rappresentano i fedeli. Recentemente una manifestazione di questa diarchia è stata esercitata nei cantoni Basilea-Città e Basilea-Campagna. I cattolici hanno accettato rispettivamente con l’81,8% e l’87,4% sì, un’iniziativa per l’uguaglianza tra le donne e gli uomini nella Chiesa. Tale iniziativa chiede un accesso al presbiterato non legato all’appartenenza sessuale né allo stato civile. Il parlamento della Chiesa cattolica romana a Basilea-Città aveva riconosciuto nel 2012 la validità di tale iniziativa.

Per la prima volta nel mondo, una richiesta formale del popolo della Chiesa per l’uguaglianza di fronte al presbiterato è quindi stata inscritta in una costituzione di diritto pubblico ecclesiastico. Tale decisione non avrà un effetto diretto sul piano ecclesiale. A causa della separazione dei poteri, le corporazioni ecclesiastiche non sono in grado di imporre al vescovo di Basilea l’ordinazione di donne prete, cosa contraria al diritto canonico.
I promotori di questa iniziativa sottolineano tuttavia in un comunicato stampa che è un segnale che indica “di fronte alla costituzione gerarchica e patriarcale della Chiesa, che il popolo della Chiesa desidera ardentemente un cambiamento dei criteri di accesso al presbiterato (…). Secondo il desidero delle donne e degli uomini cattolici dei due cantoni di Basilea-Città e Basilea-Campagna le donne devono poter partecipare in maniera egualitaria alle decisioni prese dalla Chiesa. Auspichiamo un orientamento che segua la pratica degli inizi del cristianesimo, nella quale il celibato obbligatorio dei preti non era ancora diventato legge e i credenti potevano eleggere una donna alla direzione della comunità. Speriamo che questo segno sia compreso dagli organi decisionali esclusivamente maschili della Chiesa. Speriamo anche che altre Chiese cantonali seguano”.
Il sentimento democratico è talmente costitutivo della cultura elvetica, che tale genere di consultazione non resterà all’infinito lettera morta. In particolare i vescovi che parteciperanno ad un sinodo romano si sentiranno obbligati a tenerne conto. Il potere ecclesiale presto o tardi sarà obbligato ad allinearsi sui progressi della società civile, di cui l’uguaglianza di tutti è uno dei dati acquisiti più tangibili.

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