Giuda non traditore, ma cristiano tradito


di Piero Stefani in “la Lettura” – Corriere della Sera” del 9 novembre 2014

Oz — in ebraico biblico «forza» — è uno pseudonimo. Il vero cognome dello scrittore è Klausner. Che c’entra questo particolare con il nostro discorso? C’entra. Il prozio di Oz fu Joseph Klausner, l’illustre studioso che nel 1922 pubblicò in ebraico un’autorevole monografia su Gesù. Il libro fu subito al centro di vivaci polemiche. Quella con il prozio non è una sbiadita parentela. Nella sua autobiografia, Una storia di amore e di tenebra , Oz ricorda l’ammonimento ricevuto di considerare Gesù un ebreo tragico e ammirevole. Il sogno di Joseph era che nella nuova Gerusalemme ebraica Gesù potesse condividere con Spinoza la qualifica di fratello. Per Amos il problema di Gesù è questione di famiglia.

In Giuda Klausner è citato solo di sfuggita. Tuttavia non è peregrino ipotizzare un suo permanente influsso. Il fulcro della tesi di Klausner è che Gesù fu integralmente un ebreo. Il suo scopo era di ripristinare la purezza del messaggio biblico. Verso la fine del suo libro Klausner solleva, però, una complessa questione: tanto più si inserisce Gesù all’interno dell’ebraismo tanto più diventa difficile presentarlo come origine di un movimento destinato a distaccarsi completamente da quell’alveo. «Dove c’è fumo, c’è fuoco», aggiunse.

Il protagonista del romanzo di Oz — che tradotto alla lettera suonerebbe «Il vangelo sulla bocca di Giuda uomo di Qariyot» (Iscariota) — è Shemeul Asch. Il giovane è alle prese con una tesi di dottorato lasciata a mezzo. Il suo titolo era Gesù in una prospettiva ebraica . Siccome il bicchiere mezzo vuoto non aveva rimosso il desiderio di diventare pieno, veniamo a sapere qualcosa della ricerca. Shemuel avrebbe saputo rispondere al quesito: il fuoco che suscitò il fumo fu Giuda. Secondo Asch, Giuda fu l’unico tra i dodici apostoli a essere facoltoso, colto e giudeo (cioè originario della Giudea e non della Galilea). In accordo con le classi dirigenti di Gerusalemme, si era infiltrato tra i discepoli per controllare quell’uomo che compiva guarigioni e prodigi e impartiva insegnamenti di amore universale. Iniziò per spiare ma ben presto ne restò folgorato. Anzi, Giuda credette in Gesù più di ogni altro, compreso Gesù stesso. Fu lui a spingerlo a salire a Gerusalemme. Fu lui a convincerlo che il Padre avrebbe compiuto un miracolo capace di far entrare il mondo intero nel regno di Dio. Occorreva che a Gerusalemme avvenisse il prodigio più grande. Gesù doveva farsi crocifiggere, ma mentre si trovava là appeso avrebbe invocato il Padre, sarebbe stato ascoltato e, scendendo incolume dalla croce, avrebbe dimostrato coram populo la sua divinità. Insomma, Gesù sarebbe risorto ancor prima di morire. Gesù credette a Giuda. Invocò il Padre, cercò di scendere dal patibolo; non ottenne alcuna risposta. Non gli restò che morire gridando: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?».

Giuda — il primo, forse l’unico cristiano — si accorse di essersi ingannato: Gesù non era Dio. L’avrebbe dovuto comprendere già prima quando Gesù cercò dei fichi in una stagione incongrua; invece di farli maturare per miracolo fu preso dall’ira: maledisse l’incolpevole fico che subito si seccò (Marco 11,12-14). Fu un gesto umano, troppo umano. Giuda si impiccò a un ramo di quell’albero maledetto.

Apologie di Giuda non sono mancate. Pochi anni fa ne scrisse una anche Gustavo Zagrebelsky
( Giuda. Il tradimento fedele , Einaudi 2011). Nel 2006 la National Geografic Society promosse una campagna mediatica attorno a un’edizione del Vangelo di Giuda , testo gnostico forse della fine del II secolo. Da questo vangelo apocrifo — di ardua e contrastata interpretazione — risulta che tra i discepoli solo Giuda avrebbe conosciuto la natura celeste di Gesù. Forse la suggestione non è stata estranea a Oz.
Il motivo più consistente che ispira la parte «saggistica» incuneata nel romanzo va però ricercato altrove. Giuda non tradisce: sono altri ad averlo considerato traditore. Ciò vale anche per personaggi storici che hanno aperto nuovi orizzonti: il profeta Geremia, e anche Lincoln, furono considerati

entrambi traditori. Lo stesso può dirsi per il personaggio fantastico di Shaltiel Abrabanel, accanto a Giuda, l’altro grande «protagonista assente» del romanzo (all’epoca della vicenda era morto da anni). Abrabanel, descritto come fiero avversario di Ben Gurion, è da tutti giudicato un traditore in quanto amico degli arabi e nemico della forma Stato.

La ricerca storiografica degli ultimi anni sta proponendo linee interpretative alternative rispetto alle visioni comuni di due grandi avvenimenti avvenuti in seno al popolo ebraico: il sorgere del cristianesimo e la nascita dello Stato d’Israele. Si tratta, per ora, di ricerche accademiche ancora lungi dall’assumere lo statuto di ethos condiviso. Oz recepisce, su entrambi i fronti, alcuni di questi spunti e li rende letteratura. Quale sia la sorte futura di queste revisioni è ancora questione da profeti, non da scrittori.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Film, libri, siti... e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...