La lotta, una benedizione per l’umanità. I movimenti popolari incontrano il papa


di Claudia Fanti in Adista

È culminata nell’incontro con papa Francesco, nella cornice dell’Aula Vecchia del Sinodo, la seconda giornata dei lavori dell’incontro dei movimenti popolari in Vaticano “Terra, Labor, Domus”, dedicata alla riflessione sulle cause strutturali dell’esclusione (secondo atto nello schema latinoamericano del vedere, giudicare, agire). Un intervento, quello del papa, che ha preso avvio dal riconoscimento del protagonismo dei poveri, i quali, ha sottolineato, non sono solo coloro che soffrono l’ingiustizia, ma anche coloro che lottano contro l’ingiustizia, che non aspettano passivamente gli aiuti degli organismi internazionali, che non attendono da altri soluzioni che non arriveranno mai, che non si lasciano anestetizzare ma rivendicano il loro protagonismo oltre i processi della democrazia formale.  E sono, i poveri, anche coloro che sperimentano tra loro quella solidarietà che la nostra società ha in gran parte dimenticato.

Una solidarietà, ha proseguito papa Francesco, che va vissuta in termini di comunità e che comporta una lotta contro le cause strutturali della povertà, contro gli effetti distruttori dell’impero del denaro. Che, cioè, è “un modo di fare la storia”, quello che per l’appunto fanno i movimenti popolari.  “Voi avete i piedi nel fango, sapete di polvere di strada, di popolo, di lotta. Senza di voi, tutti i buoni propositi dei discorsi ufficiali rimangono lettera morta”, ha proseguito il papa, denunciando quelle strategie di contenimento che fanno dei poveri “esseri addomesticati e inoffensivi”.  E’ dal movimento dei popoli, soprattutto dei poveri e dei giovani, che si alza “il vento della promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore”.
Questo incontro, ha evidenziato, esprime l’anelito concreto verso quei “diritti sacri” che devono essere garantiti a tutti: terra, casa, lavoro.  E a chi dice che “il papa è comunista” non si può non ricordare che “è questo il fulcro del Vangelo”.  Al principio, ha sottolineato il papa soffermandosi sul primo di questi “diritti sacri”, Dio ha creato l’essere umano come custode del creato. Un compito che viene sistematicamente tradito con lo sradicamento di tanti contadini e contadine, con l’accaparramento di terre, con la deforestazione, con l’appropriazione delle fonti d’acqua, con l’uso dei veleni agricoli, con la speculazione finanziaria sugli alimenti, con la trasformazione del cibo in merce: pratiche che espongono le comunità rurali al rischio di estinzione. Contro tutto ciò, il papa ha dichiarato con forza che “la fame è un crimine”, “l’alimentazione è un diritto inalienabile”, “la riforma agraria è non solo una necessità politica, ma un obbligo morale”.
E il secondo dei diritti sacri è la casa, quella casa che dovrebbe essere tutt’uno con la famiglia, e che poi si apre alla dimensione comunitaria del quartiere, lì dove comincia a edificarsi la famiglia umana. Eppure, ha ricordato, le città che conosciamo, nel momento stesso in cui offrono tutti i servizi possibili a una minoranza ricca, negano un tetto a migliaia e migliaia di abitanti, chiamati elegantemente “persone di strada”:  è incredibile – ha notato il papa, riferendosi alla necessità di una vera integrazione urbana come risposta allo sradicamento e all’emarginazione  – quanto proliferino gli eufemismi nel mondo dell’ingiustizia. E come, dietro a ogni eufemismo, si nasconda sempre un crimine.  Basti pensare alle tristi immagini degli sgomberi forzati, così simili a “immagini di guerra”.
Infine, il lavoro: “Non esiste peggiore povertà materiale di quella che impedisce alle persone di guadagnarsi il pane”, come conseguenza di un sistema economico che pone gli interessi privati al di sopra della persona e dell’umanità, e come espressione di una cultura dello scarto che trasforma l’essere umano in un bene di consumo, spingendo ai margini bambini e anziani, perché non produttivi, e sacrificando un’intera generazione di giovani, tagliata inesorabilmente fuori dal sistema di lavoro (in Italia la percentuale di disoccupazione giovanile supera il 40% e in altri Paesi oltrepassa la soglia del 50%), in nome di un sistema che mette al centro il dio Denaro.  Un’aggressione a cui in tanti rispondono reinventandosi un’occupazione nell’ambito dell’economia popolare e del lavoro comunitario e questo, ha detto il papa, “non è solo lavoro, è poesia”.
Ma papa Francesco non poteva neppure evitare di parlare di pace – “stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a rate”, ha spiegato  – e di difesa di “sorella madre terra” dal sistematico saccheggio della natura diretto a sostenere il ritmo frenetico dei consumi e dal riscaldamento climatico che colpisce soprattutto le persone più vulnerabili. Il creato – ha concluso il papa rimandando alla sua prossima enciclica sull’ecologia, che, ha detto, “darà espressione alle vostre preoccupazioni” – non è un bene di cui disporre liberamente né tantomeno una proprietà di una minoranza, ma un dono dato da Dio all’essere umano, perché ne abbia cura e ne faccia uso con rispetto e gratitudine.
E, per finire, un’esortazione ai movimenti popolari, perché continuino a organizzarsi e a coordinarsi tra loro, rivitalizzando le nostre democrazie, in maniera che non vi sia più nessun contadino senza terra, nessuna famiglia senza casa, nessun lavoratore senza diritti. “Continuate a lottare – ha concluso – perché la vostra lotta è una benedizione per l’umanità”.

 

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