Io sto con la sposa!


Schermata 2014-05-27 alle 10.58.58di Alessandro Graziadei in unimondo.org

“Che poliziotto di frontiera oserebbe fermare un corteo nuziale per chiedere i documenti della sposa? Chi meglio di una sposa può cambiare la nostra estetica della frontiera e trasformare i mostri delle nostre paure negli eroi dei nostri sogni, il brutto in bello, e i numeri in nomi propri?” si sono domandatiGabriele Del Grande, giornalista italiano e autore del blog Fortress EuropeKhaled Soliman al Nassiry, poeta palestinese siriano e Antonio Augugliaro, regista televisivo. Da queste domande e dal “visionario” tentativo di trovare una risposta è nato Io sto con la sposaun film documentario che racconta il tentativo di aiutare, nel loro viaggio clandestino verso la Svezia, cinque ragazzi palestinesi e siriani in fuga dalla guerra e in attesa di andare verso il nord Europa a suon di migliaia di dollari dopo essere sopravvissuti alle bombe, al mare e ai trafficanti.

Ma come? “È iniziato tutto un giorno di fine ottobre alla stazione del treno di Milano Porta Garibaldi – hanno scritto gli autori sulla pagina Facebook dedicata ad Io sto con la sposa -. Khaled e Gabriele stavano bevendo un caffè al bar. Un ragazzo li sente parlare in arabo, si avvicina titubante, e chiede se sanno il binario per la Svezia. Quel ragazzo era Abd, 20 giorni prima aveva visto morire in mare 250 compagni di viaggio al largo di Lampedusa, e ancora nessuno di noi sapeva che saremmo stati invitati al suo matrimonio”. Sì proprio al suo matrimonio, perché per evitare di essere arrestati come trafficanti di esseri umani i tre autori hanno deciso di mettere in scena un finto matrimonio.Coinvolgendo una giovane amica palestinese, Tasneem, che si è travestita da sposa, e ventitré ragazzi e ragazze, italiani, siriani e palestinesi (chi con i documenti, chi senza) che si sono improvvisati invitati del corteo nuziale,  un codazzo di 4 auto e 1 furgone sono partiti da Milano all’alba del 14 novembre 2013 ed sono arrivati a Stoccolma quattro giorni e tremila chilometri dopo, attraversando mezza Europa con un viaggio filmato in presa diretta, in barba alle leggi, ai controlli e ai confini. 

Come raccontano gli stessi autori “Un gruppo di folli, ha deciso di cambiare registro. Non più la lacrima come veicolo politico, deresponsabilizzante, ma la festa come strumento di battaglia. Disobbedire con sorrisi, abiti di gala, e situazioni rocambolesche. Perché nulla è più potente per esorcizzare la morte e la sofferenza, di un legame festoso”. E così,partendo dalla critica radicale al “reato di clandestinità” e da un sentimento di solidarietà, il film porta ad una soluzione concreta e creativa, nella convinzione che viaggiare non possa mai essere un crimine, ma criminale è chiunque decide di chiudere gli occhi di fronte ai morti in Siria, che Del Grande ha conosciuto e raccontato in prima persona, come quelli in mare, in fuga dalla guerra e dalla povertà, ai confini di quella Fortezza Europa dove, come ci ricorda sul suo Blog, dal 1988 al 12 maggio scorso “sono morte almeno 19.720 persone, solo contando quelle raccontate e censite della stampa internazionale negli ultimi 26 anni”.

Un film di denuncia, ma anche di autodenuncia perché anche se si tratta degli unicitrafficanti di uomini e di spose” che invece di prendere soldi per portare siriani e palestinesi fino in Svezia, ci hanno rimesso ingenti risorse finanziarieforse per aprire una breccia nella Fortazza Europa non resta che disobbedire: “Al momento dell’uscita del film, rischieremo fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – hanno spiegato gli autori -, ma siamo pronti a correre il rischio. Perché abbiamo visto la guerra in Siria con i nostri occhi, e aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ci fa sentire dalla parte del giusto. Ci abbiamo messo l’anima. Noi e tutti i professionisti che abbiamo coinvolto”.

Adesso però, se il film arriverà nelle sale oppure no, dipende anche da noi. Il costo della produzione e della postproduzione, infatti, è stimato in 150 mila euro cifra che gli autori proveranno a trovare con una campagna di crowdfunding lanciata lunedì scorso e che punta a raccoglierne almeno la metà, 75 mila euro in 60 giorni, per finire il film in tempo per iscriversi al Festival di Venezia a settembre e distribuirlo in autunno. La possibilità offerta a noi “produttori dal basso” è di sostenere il documentario con cifre che vanno dai 2 ai 1.000 euro e avere in cambio magliette, cartoline, download, streaming, dvd, libri, proiezioni con i registi, fino all’album del finto matrimonio con tutte le foto e gli autografi e il nostro nome sui titoli di coda, così a ripagare questi “trafficanti improvvisati sarà una vasta comunità online, tutti complici di un sogno che infrange muri, filo spinato e barriere politiche” hanno spiegato gli autori che in meno di una settimana hanno già raccolto oltre 8.000 fan sulla pagina Facebook e quasi 40.000 euro di sottoscrizioni. Un risultato sperato e atteso perché, dicono gli autori, “Siamo molto più numerosi di quanto pensiamo, l’abbiamo toccato con mano con le persone che ci hanno ospitato durante il nostro viaggio”.  Per il momento una delle cose più belle di questa storia “è che se ne parla tanto sulla stampa italiana quanto sulla stampa araba […]. La possibilità di tornarsi a parlare. Di gettare un ponte. Di riavvicinare queste due rive che non sono mai state così lontane, è semplicemente meraviglioso” ha spiegato Del Grande.

Forse anche per questo Tasneem e i suoi finti invitati sono riusciti a bucare la Fortezza Europa. La ribellione è compiuta, questa volta a suon di sorrisi, canti e balli. “Chi non vuole morti stia dalla parte della sposa, dalla parte di chi abbatte i confini, di chi si è tirato a lucido, ha comprato un abito da matrimonio ed è partito verso l’ignoto” perché assicurano gli autori “C’è un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica, che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza”. Ora basta poco per raccontare al grande pubblico anche questa Europa e nel contempo ribellarsi alle regole fratricide che ne presidiano i confini: “Portiamo in sala un film ribelle! Smontiamo il discorso egemone sulla frontiera!”. Come non condividere questa speranza. Io sto con la sposa! Tu da che parte stai?

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