L’intervista al cardinal Kasper


di Michael Sean Winters in “ncronline.org” dell’8 maggio 2014 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Innanzitutto, congratulazioni a Grant Gallicho e Matthew Boudway del Comonweal per essere riusciti ad ottenere una dettagliata intervista con il cardinal Walter Kasper (interview with Cardinal Walter Kasper) e, cosa più importante, per aver fatto un’adeguata preparazione, ponendogli realmente delle domande intelligenti. In secondo luogo, complimenti al cardinal Kasper per invitare tutti noi a pensare in maniera più profonda e con maggiori sfumature a proposito di molti problemi. Indipendentemente dal fatto che una persona sia d’accordo con tutte le sue conclusioni o opinioni, la sua è proprio una mente forte e leale.
Questa intervista sicuramente darà adito a moltissimi commenti. Ecco alcune cose che mi hanno colpito. Gallicho e Boudway hanno interrogato il cardinale sulla pratica della Chiesa ortodossa. Ecco il passaggio importante:

Lei parla anche della differenza tra il principio dell’ortodossia orientale di oikonomia e del principio occidentale di epikeia. Potrebbe spiegare la differenza tra queste cose, e quanto questo sia importante in problemi come il modo in cui la chiesa tratta i divorziati risposati cattolici?
Gli ortodossi hanno il principio di oikonomia, che permette loro in casi concreti di dispensare, come direbbero i cattolici, dal primo matrimonio e di permettere un secondo matrimonio nella Chiesa. Ma non considerano il secondo matrimonio un sacramento. Questo è importante. Fanno quella distinzione (se la fa la gente, è un’altra questione). Non sono sicuro che possiamo adattare questa tradizione alla nostra, ma abbiamo elementi simili. Epikeia dice che una regola generale deve essere applicata ad una particolare situazione – molto spesso complessa – prendendo in considerazione tutte le circostanze. Parliamo di giurisprudenza, non di scienza giuridica. Il giurista deve applicare la regola generale, tenendo conto di tutte le circostanze. Per i grandi canonisti del Medioevo, epikaia era giustizia addolcita con misericordia. Possiamo partire di lì. Abbiamo le nostre risorse per trovare una soluzione.

Uno degli aspetti meno notati di tutta la discussione su divorzio e nuove nozze è che prima che nel 1917 fosse adottato il Codice di Diritto Canonico per la chiesa universale, in questo paese e in molti altri, il parroco aveva a che fare con questo problema. Certamente, c’erano molti meno casi di divorzio a quel tempo, benché l’abbandono sponsale nella comunità di immigrati non fosse sconosciuto. Era una procedura canonica, sicuramente, e indubitabilmente un pastore che tratta con la gente che conosce, riporta quell’elemento pastorale alla situazione in un modo che un canonista in un tribunale che ha a che fare con un pezzo di carta non può. E, sicuramente, ben pochi di quei pastori avevano un’ampia esperienza di legge canonica. Ma, con tutto questo, immagino che il sistema migliore fosse nell’evitare quello che Kasper qui chiama “scienza giuridica”, esercitando, invece, della giurisprudenza.

Anche la domanda e la risposta successiva sono molto chiarificatrici.

Fino a poco tempo fa lei era presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Come potrebbe questo problema inserirsi nelle ininterrotte relazioni ecumeniche con gli ortodossi dell’est? Se ci fosse un cambiamento nel modo in cui la Chiesa cattolica romana tratta i cattolici divorziati, questo renderebbe le cose molto più facili, o anche solo un po’ più facili, per il riavvicinamento tra l’est e l’ovest? O assolutamente non più facili?

Il riavvicinamento potrebbe essere più facile. Loro hanno questa vecchia tradizione, e la loro tradizione non è mai stata condannata da un concilio ecumenico. Il Concilio di Trento ha condannato la posizione di Lutero, ma non ha discusso la posizione ortodossa. Il concilio ha formulato il problema dell’indissolubilità in una maniera molto cauta, perché Venezia aveva alcune isole che erano ortodosse ma sotto la gerarchia latina. Non volevano perdere quelle isole. Così non abbiamo parlato di quel problema. Avevamo problemi più di fondo con gli ortodossi. Ma se potessimo trovare una nuova soluzione sulla base della nostra tradizione occidentale, penso proprio che sarebbe più facile trovare una soluzione concreta al nostro problema con gli ortodossi.

La cosa che salta all’occhio in questa pagina è che nella terza frase della sua risposta, Kasper fa riferimento al “concilio”, e non intende il Vaticano II, ma il concilio di Trento. Noi che stiamo vivendo in quello che può giustamente essere definito “il periodo post-conciliare” abbiamo bisogno che ci venga ricordato che ci sono stati concili prima del Vaticano II e, in molti modi, la reticenza dei precedenti concili su certi problemi, il loro “approccio molto cauto” a certi problemi teologici, è una cosa da ammirare. Discutevo di tutto questo problema del divorzio e nuove nozze e del diverso modo in cui gli ortodossi lo trattano con un amico prete molto conservatore. E lui mi disse una cosa molto interessante. “Se io chiedo ad un teologo ortodosso”, mi disse, “se io sono un prete validamente ordinato, il teologo risponderà solo che non sono un prete della Chiesa ortodossa. Se sottoposto a pressione, il teologo ortodosso rifiuterà di rispondere alla mia domanda sulla validità dei miei ordini. Loro non credono sia giusto mettere eccessivi limiti e divieti a proposito dell’azione della grazia di Dio”. Questa è un’idea chiave. C’è veramente molto da ammirare sulla nostra propensione occidentale per il pensiero legalistico, ma questo ci può talvolta portare a porre domande che non tocca alla chiesa porre, e ancor meno rispondervi.

La seconda cose che ha attirato la mia attenzione è la consapevolezza di Kasper e la sua mancanza di impaccio relativamente al fatto che delle contingenze non teologiche possano influire su un ragionamento teologico: “perché Venezia aveva alcune isole”. Il Signore lavora in modi misteriosi.

La terza cosa che richiede attenzione è il rendersi conto che l’affrontare questi problemi non è intraprenderli in un vacuum. È assolutamente appropriato considerare quale impatto avranno sull’ecumenismo le decisioni di come trattare l’indissolubilità del matrimonio in una cultura dove la metà di tutti i matrimoni sono sciolti, così come coloro che spingono per riconoscere i diritti dei gay nella Chiesa devono chiedersi se tale spinta rischi di dividere la Chiesa del ricco occidente dalla Chiesa più tradizionale nel sud globale.

Naturalmente i commenti base di Kasper che riscalderanno i cuori dei cattolici progressisti sono le sue varie insistenze sulla necessità di rispondere alla domanda: dov’è la misericordia per le persone in questa situazione? Questa è la domanda che i cristiani devono sempre essere pronti a porre. È sempre una domanda importante. Ma prima che questa linea di pensiero ci porti verso un generale sospetto del legalismo e dei problemi canonici più in generale, cambiamo un pochino la domanda: dov’è la misericordia per i preti che hanno abusato sessualmente di minorenni? Certo, il sacrificio di Dio sul Calvario redime anche loro, non è forse vero? E non basta osservare che, se mostra misericordia ai preti che hanno abusato di minorenni, la Chiesa fa un’ingiustizia sia alle vittime degli abusi sessuali del clero, sia al 95% di preti che non hanno mai toccato in maniera inappropriata un minorenne. No, dobbiamo prendere il toro per le corna, affrontare il problema direttamente, e non è una cosa facile. La cosa migliore a cui sono arrivato? È una strana forma di misericordia quella che continua a dargli un unico tipo di accesso alle vite intime di altre persone, dove la tentazione di commettere nuovamente il crimine si manifesterà di nuovo. È come mettere una bottiglia aperta di whisky di fronte a uno che lotta per restare sobrio. Confesso di non essere interamente soddisfatto di questa risposta, ma, come dico, è stata la cosa migliore a cui sono arrivato. Questo è il punto, anche ampliando lo sguardo. Sì, dobbiamo sempre chiederci come possiamo essere veicoli della misericordia di Dio, ma equilibrando misericordia e giustizia, come suggerisce il cardinal Kasper, non può essere una copertura per il lassismo. Allo stesso modo, ascoltando alcuni commentatori ammonire il cardinal Kasper per aver lasciato intendere l’approccio della Chiesa al problema di divorzio e nuove nozze, uno ha il sospetto che provino una specie di brivido nell’apparire rigoristi. Il rigore deve essere evitato, tanto quanto il lassismo.

La discussione su divorzio e nuove nozze continuerà, ed è già dannatamente salutare vedere che la discussione può essere fatta apertamente, con i cardinali per nulla spaventati di contraddirsi reciprocamente. Mi emoziona vedere due giornalisti non ordinati avere una conversazione profonda e acuta con un cardinale del Vaticano. E il fatto che, sotto la guida di Francesco, questo problema sarà meno un problema da elaborazione interna al Vaticano e maggiormente da trattare nei prossimi procedimenti sinodali, questo è qualcosa che ci apre ad un capitolo veramente nuovo di un periodo postconciliare. Viviamo in tempi appassionanti e il massimo della passione deriva dalla percezione che lo Spirito agisce. 

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Una risposta a L’intervista al cardinal Kasper

  1. roby ha detto:

    Ottimo! Sono spiragli non solo per il problema del matrimonio ma anche per altro:

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