L’altro Brasile, quello che il calcio non vede


di Maurizio Chierici in “il Fatto Quotidiano” del 25 marzo 2014

Il Brasile sta per diventare la Disneyland del pallone, mancano 90 giorni e lo spettacolo comincia. La Coppa del mondo non raccoglie solo il patriottismo delle bandiere da sventolare come in trincea, è l’Onu del divertimento dalle risorse governate dalla Fifa acronimo di Federazione Internazionale Furbi negli Affari. Affida l’organizzazione degli spettacoli a chi garantisce costruzioni imponenti dalle quali ricava percentuali che contano i miliardi. Circenses senza pane: 30 milioni di brasiliani restano nella fame, 60 milioni sopravvivono con i soldi di Bolsa familla e Fome Zero. “Copa para quem?”, coppa per chi. “I poveri vengono rimossi dai dintorni degli stadi: a Rio deportazione di 170 mila profughi dei Mondiali. Gli stracci che avviliscono lo spettacolo devono sparire. Rastrellamento forzato dei mendicanti. Proibito ai ragazzi passeggiare dove passano i tifosi: devono marcire nelle periferie e morire assassinati dal narcotraffico, lontano dagli occhi delle persone perbene. Le regole Fifa proibiscono agli ambulanti di vendere la mercanzia sulle strade che portano ai campi da gioco. Un accordo commerciale assicura il monopolio alle aziende importanti”. Da Fortaleza la voce di padre Renato Chiera, missionario piemontese, da 36 anni attorno alle favelas. Nella Baixada Fluminenses, oltre le alture che abbracciano Rio, ha aperto la prima Casa do Menor dove ogni sera cercano rifugio ragazzi inseguiti dalle polizie: piccoli ladri da uccidere ed esporre come avvertimento davanti alle botteghe dove rubacchiano per disperazione. E bambine vagabonde senza bambole: passavano la notte nei cimiteri cullando neonati appena sepolti dentro scatole da scarpe. Chiera ha aperto altre Case do Menor per insegnare a scrivere, educare al lavoro e alla vita.

Risponde da Fortaleza, capitale del turismo sessuale per le carni tremule che scendono dai charter d’Europa. Lì le Case do Menor sono 5 e i ragazzi un’infinità eppure da 10 mesi le autorità hanno chiuso gli aiuti. Devono costruire non solo lo stadio, ma allargare l’aeroporto, inaugurare nuove superstrade che tagliano gli accampamenti delle baracche. Si sono dimenticati di costruire ponti e sottopassi per le folle che attraversano. In fondo gente che non conta, stragi ogni giorno. “Forse una bella notizia: sembra che il presidente della Fifa abbia regalato 10 mila franchi (svizzeri) alla Casa do Menor. Fantastico…”. Felicità del padre per 8 mila euro che danno fiato ai suoi ragazzi, briciole dei miliardi rastrellati. Non è ancora chiaro quanto si è speso. Il costo dei 12 stadi è aumentato del 263 per cento in 6 anni. Lavori non finiti. Numeri provvisori del governo: 4 miliardi e 750 milioni di euro: “Chi ha deciso e chi controlla? Con quali regole vengono assegnate le costruzioni delle opere milionarie gonfiate dalla corruzione? La Germania della Coppa aveva speso 3,6 miliardi; il Brasile 3 volte di più. Stadi come elefanti bianchi nelle città dove non esistono squadre di professionisti del pallone”. Nel paese-continente, 500 mila ragazze e ragazzi sono sfruttati sessualmente. Stanno per calare nelle 12 città. Un mese fa, esercito e polizia avevano “pacificato” le favelas di Rio e San Paolo. Immaginavano liberate per sempre dall’impero dei narcos. Un mese dopo, tutto come prima. E continua la violenza che fa morire 50 mila adolescenti l’anno. Chissà se le telecamere del calcio daranno un’occhiata alla gente che non vedrà le partite; chissà se racconteranno della corruzione che ha gonfiato ogni appalto. Tasche di politici, furbizie degli imprenditori. Distribuiranno spiagge immacolate e ragazze cha cha. Calcio e paradiso, Brasile rotocalco. È solo la prova generale delle Olimpiadi 2016, ma senza favelas e marciapiedi del crack, per carità.

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