La forza simbolica della Madonna


di Emma Fattorini in “Leggendaria” del gennaio 2014

Di lui come Papa sappiamo ancora poco. Ma una cosa è certa, che tutti lo amano. Ci possono essere eccessi un po’ ridicoli: Beppe Grillo che dice che è grillino, i politici che lo citano a torto e a traverso. Ma si percepisce un amore sincero e diffuso fra credenti e non credenti.
Lo si deve alla pastorale strepitosa dei gesti. Questa è la grande novità, accanto a poche suggestioni teoriche e ad alcuni mutamenti strutturali significativi.

La fine dello Ior (la banca vaticana), la nascita di un collegio di cardinali che lo affianca (i cosiddetti saggi) scelti fuori dei confini europei, la sostituzione del Segretario di stato Bertone con Parolin, grande diplomatico della scuola di Casaroli e Silvestrini. Il primo atto di Parolin è stato un incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, una scelta di mediazione internazionale consona al suo ruolo, e non un conflitto tutto interno alla politica italiana come ai tempi di Bertone e Bagnasco.
Si può essere perplessi o entusiasti. Io sono fra gli entusiasti. La sua storia passata è nota. Dopo un sovrano polacco, dopo un professore bavarese, l’immagine adatta a Francesco è quella di un prete sudamericano tradizionalista. Alla piazza che lo acclamava ha chiesto il silenzio e poi Pater, Ave, e Gloria e il pensiero alla Madonna: li ha guidati come si guidano i bambini nelle preghierine.
Ha bisogno della gente vicina, per ora. Ma è un gesuita, non è un pretino bonaccione. Aver deciso di disfare lo Ior è un caposaldo della sua testimonianza: tra potere e povertà ha scelto la povertà senza contrappesi. Questa è un rottura nella storia del Novecento.
La donna nella Chiesa tiene connesse la tradizione e la devozione, ne è la cartina di tornasole. È possibile una teologia che, senza tradire il meglio della tradizione, possa trovare nutrimento, spinta, verso la promozione delle donne? Se noi ci basiamo sugli stereotipi del pensiero laico e stabiliamo che i grandi valori della destra sono la terra e la famiglia e quello della sinistra è la secolarizzazione, siamo perduti, ogni discorso si chiude. La tradizione per un cristiano non è arretratezza. Francesco non “pontifica” sulle donne in generale. Pensiamo al cenno sulle suore, che non devono essere in una posizione di servitù. Gli altri Papi erano talmente terrorizzati dal pericolo della rivendicazione del sacerdozio che sulle suore si fermavano, tacevano. Oppure si limitavano a nobilitare retoricamente il ruolo obiettivamente mortificante delle suore (spesso sono proprio delle cameriere!). E poi Francesco aggiunge che le donne devono esserci nelle decisioni che contano, nei ruoli di responsabilità.
Questo si può fare subito. Nulla osta nella dottrina. Una o più donne potrebbero dirigere grandi Congregazioni (della famiglia, dei non credenti, dei laici, dell’ecumenismo, degli immigrati …), una o più donne potrebbero essere nominate cardinali. Si tratta di ruoli politici, simili a quelli dei ministri in un governo laico, ma di grandissimo potere. Il cardinale, che è sempre stato maschio ed elegge il Papa, non è necessariamente un consacrato.
Va detto però che le priorità di questo Papa sono altre: lui pensa molto alla comunità dei pastori e dei credenti, ai laici, ai preti, ai vescovi. Quando si affaccia in piazza San Pietro dice sempre: «Io vescovo di Roma, io vostro vescovo vi dico…». Non usa mai la parola “pontefice”, e non per caso. E veniamo alla domanda dello scandalo. Potrebbe consacrare le donne? La materia non è né tabù, né radicata nella rivelazione.
Si tratta di una tradizione, cosa che per la Chiesa è molto importante. Il celibato dei preti non è materia di fede e non è dogma. L’interdizione del sacerdozio femminile non è materia di fede e non è dogma; tuttavia la sua sistematizzazione dottrinale, il suo radicamento storico nella memoria degli apostoli è potentissimo, non è paragonabile al celibato.
Io non credo che la secolarizzazione della cultura protestante sia la via da percorrere. Nella lunga storia cattolica, fin dai primi secoli, l’autenticità della vita monastica, della sua dimensione di comunità e di dedicazione, crea un’aura democratica, in cui monaci e monache non consacrate

possono essere più importanti del prete.
Ma nella nostra storia la sacramentalità sta nelle consacrazione, nel celebrare. Anche questa è una questione di potere che agli uomini costa cedere. Intendiamoci, i preti contano sempre meno. Non sembrerò irriguardosa se dico che anche questa è una professione che potrebbe femminilizzarsi via via che decade il suo prestigio.
I protestanti hanno abbracciato la modernizzazione, hanno secolarizzato il sacro, hanno accelerato la parità, le donne sono diventate pastore, ma questo non le ha rese più importanti nella dimensione simbolica. La forza simbolica della Madonna, la sua potenza, soprattutto nella civiltà mediterranea, è scomparsa.
Quanto alla sessualità siamo usciti definitivamente, con un gran sospiro di sollievo, dalla stagione dei “valori non negoziabili” e degli “atei devoti”. Per ora non c’è un lavorìo autocritico. Tutti si riposizionano, come usa in Italia. Ma tutto ciò che il Papa ha toccato nella sfera sessuale è sotto il segno della misericordia e non del giudizio. E questa è un’altra cifra costitutiva del suo pontificato. Penso all’accesso alla comunione da parte dei divorziati, ma più in generale agli omosessuali, all’aborto, alla postura verso l’umano.
Non è lassismo. È tenerezza. È empatia. È ritorno al Vangelo.

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