I cattolici svizzeri vogliono che la Chiesa riconosca l’unione dei divorziati-risposati


di APIC in “www.cath.ch” del 4 febbraio 2014 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Berna: il 90% dei cattolici svizzeri vorrebbe che la Chiesa riconoscesse e benedisse le coppie di divorziati-risposati. È ciò che appare dai risultati ufficiali della consultazione sulla pastorale della Chiesa cattolica sul matrimonio, la famiglia e la vita di coppia, presentati il 4 febbraio 2014 a Berna, da parte della Conferenza episcopale svizzera (CES). I vescovi si rallegrano della disponibilità nei confronti della fede constatata nei circa 25000 questionari di risposta. Notano tuttavia che tale disponibilità non va di pari passo con un’adesione incondizionata alla dottrina della Chiesa sulla famiglia, il matrimonio e la sessualità.

Le espressioni dei vescovi svizzeri presenti alla conferenza stampa alla Rotonde di Berna, cioè Mons. Charles Morerod, Mons Markus Büchel e Mons. Denis Theurillat, riflettevano una certa perplessità di fronte ai risultati della grande consultazione mondiale voluta dal papa. Pur rallegrandosi dell’approfondimento del dialogo in seno alla Chiesa che questa consultazione ha permesso, i prelati si rendono conto dell’ampiezza del compito che ricade su di loro, dovendo rispondere alle attese di fedeli che assolutamente non comprendono le posizioni della Chiesa. mettere insieme problemi difficili da conciliare

Nella sua presentazione, Mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), ha rilevato che uno degli obiettivi del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia dell’autunno prossimo, in cui saranno discussi i risultati della consultazione, sarà “mettere insieme problemi difficili da conciliare”.

Ha sottolineato che i fedeli avevano talvolta la tendenza a prendere l’ideale predicato dalla Chiesa come un’imposizione. Il prelato ha dato l’esempio di una madre di famiglia, che, di fronte ad un marito violento, ha come unica soluzione il lasciarlo e che ritrova un equilibrio in una nuova unione. Il vescovo ha rilevato che è difficile per un operatore pastorale messo di fronte a un caso di questo genere restare legato strettamente al dogma dell’indissolubilità del matrimonio. Mons. Morerod ha ammesso con umiltà che la Chiesa non ha sempre risposte soddisfacenti da dare ai fedeli, ecco la ragione della consultazione e del prossimo sinodo.

Il matrimonio e l’educazione religiosa continuano ad essere dei punti di riferimento

Al di là di queste sfide ancora da affrontare per la Chiesa, i risultati della consultazione hanno messo in luce il ruolo importante ancora svolto dalla fede nell’ambito della famiglia e dell’educazione. Il desiderio di un’educazione religiosa per i figli raccoglie quindi il più alto tasso di risposte positive al sondaggio, al 97%, ha detto Arnd Bünker, direttore dell’Istituto svizzero di sociologia pastorale (SPI), che ha raccolto e valutato le risposte. Un’altra prova di questa realtà è ancora la forte adesione al sacramento del battesimo, in Svizzera.

Il matrimonio religioso resta anch’esso un punto di riferimento per i cattolici svizzeri. l’80% delle persone che hanno risposto ha affermato che quel sacramento era importante per loro. Per il direttore del SPI, queste due constatazioni sono per la Chiesa una grande opportunità per trasmettere il suo messaggio centrale.

Maggioranza a favore della convivenza omosessuale

I risultati hanno anche mostrato che circa il 60% dei partecipanti alla consultazione era a favore del riconoscimento e della benedizione da parte della Chiesa delle coppie omosessuali. Contrariamente alla domanda relativa ai divorziati risposati, l’oggetto qui non era contraddistinto da un consenso diffuso, ma piuttosto da una polarizzazione. Accanto ad una maggioranza di persone favorevoli, resta elevata la parte dei partecipanti che ha espresso un rifiuto categorico al riconoscimento della convivenza omosessuale.

Arnd Bünker ha notato che esiste un “disaccordo drammatico e conosciuto da tempo” tra la dottrina della Chiesa e i fedeli sulle questioni della contraccezione. La proibizione dei metodi artificiali di contraccezione è ben lontana dalla pratica e dalle idee della grande maggioranza dei cattolici.

Per una dottrina che corrisponda alla realtà delle persone

Nonostante tutto, i vescovi hanno dichiarato di non essere stati sorpresi dai risultati. Mons. Markus Büchel, vescovo di Saint-Gall e presidente della Conferenza episcopale svizzera, ha detto e ripetuto che la gerarchia della Chiesa non può più continuare a presentare il suo messaggio in una maniera “che non giunge più all’uomo”. Ha sottolineato che, nella pratica, gli operatori pastorali si mostrano spesso “più misericordiosi e benevoli” della dottrina ufficiale. E si è augurato che il Sinodo dei vescovi prenda in considerazione tali esperienze, per stabilire una base dottrinale ufficiale che risponda alle forme di pratica “che si sono dimostrate valide” sul campo.

Il vescovo ha tuttavia ricordato che l’insegnamento della Chiesa non deve essere sottomesso “ad una opinione di maggioranza a buon mercato”. Lo sforzo consiste piuttosto nel rinnovare l’insegnamento in relazione a valori ed ideali che corrispondono alla vita reale delle persone, ha sottolineato il prelato di Saint-Gall.

Presentando la situazione della sua diocesi, Mons. Theurillat, vescovo ausiliare di Basilea, ha alla fine rilevato l’importanza della partecipazione degli operatori pastorali al questionario. Si è detto colpito dalla misericordia di cui danno prova di fronte a situazioni talvolta dolorose dei fedeli.

Chi ha partecipato alla consultzione?

Le 23 636 risposte ricevute all’inizio di gennaio (i tre quarti tramite internet, il resto in versione cartacea) costituiscono la base delle valutazioni.
Con i questionari arrivati dopo il termine, il numero totale dei partecipanti arriva a 25000.
L’età media è di 54 anni, il 47% sono uomini, il 53% donne. Due terzi dei partecipanti hanno figli. Quasi il 92% è costituito da membri della Chiesa cattolica romana, il 95% vive in Svizzera.

l’87% circa dei questionari ricevuti era in lingua tedesca, e il 9% circa in lingua francese. Più di 1000 persone hanno compilato il questionario in italiano, quindi circa il 4,5% dei partecipanti. Il gran numero di partecipanti che hanno usato il questionario pubblicato sui media ecclesiali (bollettini parrocchiali) mostra che la consultazione ha raggiunto soprattutto persone vicine alla Chiesa.

La vicinanza alla Chiesa della maggior parte dei partecipanti si traduce anche nel fatto che il matrimonio religioso e un’educazione cristiana dei figli ottengono tassi di adesione molto elevati. Una caratteristica delle persone vicine alla Chiesa è di essere informate sulla dottrina della Chiesa. Ciò non impedisce loro tuttavia di assumere posizioni molto critiche nei suoi confronti.
I risultati completi sono visibili in tedesco l’adresse suivante (La CES ha comunicato che traduzioni in francese e in italiano saranno presto disponibili).

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