Monarchia papale, addio? Una campagna per il decentramento della Chiesa


di Claudia Fanti in “Adista” – documenti – n. 29 del 26 agosto 2013

Se la speranza di una nuova primavera ecclesiale si fa strada con forza e convinzione crescenti in larghissima parte della Chiesa cattolica, da più parti si attendono ora i primi frutti concreti della nuova stagione. È allora con ben altro ottimismo che viene espressa la richiesta di riforme, e di una riforma complessiva e profonda della Chiesa (richiesta divenuta via via sempre più forte durante il lungo inverno dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI), malgrado la cautela di alcuni e la non superata diffidenza di alcuni altri. È in questo quadro che si pone la campagna Catholic Church Reform (www.catholicchurchreform.com o, in spagnolo, http://www.IglesiaCatolicaReforma.com) promossa da gruppi degli Stati Uniti – a cui se ne sono subito aggiunti altri dalla Spagna, come Redes Cristianas e il forum dei preti di Bizkaia – diretta ad ottenere l’elezione dei vescovi da parte delle Chiese locali, come nella più antica tradizione della Chiesa. Così, in una lettera a Bergoglio e al consiglio di cardinali incaricato dal papa di elaborare un progetto di riforma della Curia, gli aderenti alla campagna, che ha tra i suoi consulenti teologi e teologhe del calibro di Joan Chittister, Paul Collins, Hans Küng, James Coriden e Alberto Melloni, chiedono che siano i fedeli di ogni diocesi, in unione con il clero locale, a scegliere il proprio vescovo, individuando nel decentramento della Chiesa la condizione necessaria per portare avanti tutte le riforme necessarie.

Che il nodo sia quello del decentramento ne è convinto anche il benedettino e teologo della liberazione brasiliano Marcelo Barros, il quale, prendendo spunto dalla passata Giornata mondiale della gioventù («evento creato da Giovanni Paolo II nel 1985 per attrarre i giovani del mondo verso la Chiesa cattolica tradizionale», nel senso di «un ritorno alla vecchia cristianità centralizzata e simboleggiata dalla figura monarchica del pontefice»), ricorda sul suo blog (http://www.marcelobarros.com) che, quale che sia il papa, la sua figura così come si presenta oggi, come «capo di Stato e sommo pontefice», come «monarca assoluto della cristianità medievale», finisce comunque per rafforzare «la struttura ecclesiastica e patriarcale» a scapito della «testimonianza del Cristo semplice, povero e liberatore» (e ciò senza tacere della speranza suscitata dalla figura, dai gesti e dalle parole di papa Bergoglio: la speranza che il suo programma si orienti «non solo a correggere errori ed abusi», ma anche «ad attualizzare permanentemente il messaggio di Gesù per il mondo e per ogni generazione»).

Se, allora, il decentramento è necessario, non c’è modo migliore di realizzarlo, sottolinea la Campagna, che quello dell’introduzione, «in maniera graduale e non traumatica», del processo elettorale nella scelta dei vescovi. Un passo ritenuto indispensabile anche da Redes Cristianas, cartello di 150 gruppi, comunità e movimenti cattolici di base della Spagna, che, in una nota, esprime una profonda preoccupazione riguardo all’imminente passaggio di consegne nell’arcidiocesi di Madrid – il cui controverso cardinale, Antonio María Rouco Varela, è ormai prossimo al pensionamento – già tanto penalizzata da un «giuridicismo» che «ha fatto del settarismo e dell’anacronismo preconciliare la sua principale bandiera». «Con l’aria nuova che sta immettendo da Roma papa Francesco, crediamo che sia giunto il momento opportuno perché la diocesi di Madrid assuma la sua responsabilità nell’elezione del suo vescovo», si legge nella nota di Redes Cristianas. E se pure, prosegue, «non si può giungere, al momento, all’utopia riflessa dalla Tradizione Apostolica, dovremmo almeno iniziare a muovere i primi passi», a cominciare da quello di «non imporre da fuori un vescovo di cui si sa che non è voluto dalla Chiesa locale». Dove il riferimento è al card. Antonio Cañizares, già arcivescovo di Toledo e attuale prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, la cui nomina al vertice dell’arcidiocesi di Madrid, secondo quanto riferito dalla stampa spagnola, è stata già comunicata dal papa al card. Rouco durante l’udienza concessa a quest’ultimo il 28 giugno scorso. Un nome, quello di Cañizares, sgraditissimo alla Chiesa di base spagnola (e allo stesso Rouco, essendo i rapporti tra i due notoriamente ben poco amichevoli), che lo considera reazionario né più né meno dell’arcivescovo uscente (tristemente famosa la sua dichiarazione sulla superiore gravità dell’aborto rispetto agli abusi sessuali: «Non è comparabile quanto è potuto accadere in alcuni collegi con i milioni di vite distrutte dall’aborto», El País, 29/5/09).

Non sembra essere andata bene neppure ai fedeli della diocesi di Orán, a Salta, in Argentina, alla cui guida è stato chiamato da papa Francesco Gustavo Zanchetta, un prete che nella diocesi di Quilmes, da cui proviene e in cui ha ricoperto importanti incarichi, ha raccolto ben poche simpatie. Horacio Verbitsky, giornalista da sempre critico nei confronti di Bergoglio, descrivendo Zanchetta su Página 12 (29/7) come «prototipo del carrierista che il papa critica nei suoi discorsi», riporta nel suo articolo, in forma anonima, un elenco di opinioni riprese testualmente da una mailing list «a cui partecipano sacerdoti e laici di Quilmes», tutti «indignati, sorpresi, paralizzati o furiosi per la designazione». C’è chi domanda: «Ma il vescovo non doveva odorare di pecora?» e chi esclama: «Zanchetta vescovo! Ha fatto carriera. Povero popolo di Orán (…). Non riesco a riprendermi»; chi denuncia: «In questo procedimento vedo il papa nella sua ideologia più genuina: Gustavo è uno dei suoi fedeli seguaci e non gli importa un fico secco della sua posizione nel presbiterio e di come ha gestito il potere in relazione alla gente»; chi considera: «Gustavo non avrebbe dovuto essere ordinato se si fosse tenuto conto della consultazione promossa tra i presbiteri della diocesi» e chi evidenzia: «La sua nomina dimostra che vi sono cose che non cambiano così facilmente».

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