Jägerstätter, un «no» pagato con la vita


Il 9 agosto di 70 anni fa veniva giustiziato a Brandeburgo (ucciso con una decapitazione) Franz Jägerstätter, un contadino tedesco che si era rifiutato di essere arruolato nell’esercito di Hitler. Notizie su di lui si possono trovare qui: http://www.giovaniemissione.it/testimoni/jagerstatter.htm.

di Lucia Togni in “L’Adige” del 4 agosto 2013

Il 9 agosto 1943, nella prigione di Tegel, presso Berlino, alle quattro del pomeriggio viene decapitato per ordine del tribunale di guerra tedesco Franz Jägerstätter. Il contadino trentaseienne, originario di St. Radegund, nell’Austria superiore, ha rifiutato di servire nell’esercito di Hitler, perché «non è possibile essere al tempo stesso cristiani e nazionalsocialisti».
In fondo l’intera storia di Franz è tutta qui: il regime nazista era il male, e un cristiano non può aiutare il male a vincere. Non ci sono scuse, non ci sono scappatoie. Eppure lui avrebbe potuto, come quasi tutti hanno fatto in quel periodo buio della storia europea, trovare una giustificazione per una scelta diversa: ha una moglie, una fattoria da mandare avanti, tre bambine piccole che avevano bisogno del loro papà. Ma la coscienza e la fede incrollabile di Franz gli impediscono di scegliere la via più facile, lo portano a fare una scelta di totale distacco da quella della maggioranza, criticato da tutti quanti lo circondano, amici, parenti, sacerdoti, persino la madre lo richiama alle sue responsabilità di padre e marito. Franz continua sulla sua strada, solo. Gli rimane però accanto la moglie Franziska, donna straordinaria, l’unica che lo capisce e lo appoggia, anche se sarà proprio lei a pagare maggiormente le conseguenze della scelta del marito.
Alle quattro di quel 9 agosto 1943, 70 anni fa, Franziska, a 900 chilometri di distanza, sente una stretta al cuore, qualcosa che la spinge a guardare l’ora per ricordare quel momento che, scoprirà poi, era l’ultimo istante di vita del marito. Franz muore per la sua fede e per la sua coerenza e forse in quest’ottica la sua morte ha più senso di milioni di altre morti avvenute in quegli anni, quando si veniva uccisi perché si apparteneva alla razza sbagliata, o per conquistare un metro di terra, o perché una bomba colpiva proprio quella casa.
Dopo sette anni di matrimonio di amore vero, fatto di giochi e scherzi affettuosi, ma anche di lavoro comune e di fede condivisa, Franziska rimane vedova con tre bambine piccole e una fattoria da gestire in un mondo che non vede di buon occhio le donne come proprietarie. La scelta di Franz inoltre non è condivisa da chi non ha saputo essere così coraggioso, da chi in guerra ha combattuto, volente o nolente, per Hitler, e lei, tra l’altro «straniera» perché proviene da un paese distante alcuni chilometri, viene ostracizzata e subisce il malanimo della gente, che la accusava, tra l’altro, di aver trasformato l’allegro Franz in un cristiano intransigente. Il ricordo di Franz, a 70 anni dalla morte, non può non essere legato al ricordo di questa donna straordinaria. Lei ha accolto i primi ad interessarsi, negli anni ‘60, alla storia del marito, lei ha concesso, dapprima timidamente, per non suscitare polemiche, poi sempre più serenamente, di avere accesso alle lettere e agli scritti di Franz, in cui egli, con una lucidità di analisi e una capacità estrema di visione d’insieme, spiega le motivazioni politiche e religiose della scelta che lo porterà ad accogliere la morte.
Proprio gli scritti di Franz creano un legame forte con Trento, perché le lettere e la storia di Franz, opera della biografa Erna Putz, sono state tradotte e pubblicate grazie a un gruppo di amici di Trento, che hanno anche prodotto un cortometraggio. È attualmente in stampa la versione completa del carteggio di Franz con la moglie. Franziska inoltre è stata più volte a Trento, in occasione delle presentazioni dei volumi pubblicati finora, accompagnata dall’amica Erna e dalle figlie.
Conoscere questa donna minuta ma forte, con un sorriso sempre sul viso e negli occhi e la battuta sempre pronta, che ha affrontato una vita di fatica e dolore ma è rimasta capace di apprezzare la gioia di un incontro con «gli amici di Franz», magari gustandosi anche un buon bicchiere di vino, è stato per molti un privilegio e una ricchezza. Ora non deve più nascondere il suo Franz, che è stato beatificato nel 2007 ed è conosciuto ed onorato in tutto il mondo. In occasione dell’anniversario verranno celebrati momenti di preghiera a St. Radegund naturalmente, ma anche a Berlino e all’abbazia di Westminster a Londra.
«Se Dio vorrà ci rivederemo presto in Paradiso», scrive nell’ultima lettera poche ore prima della morte. Franziska lo ha fatto aspettare un po’, è morta nel marzo scorso, pochi giorni dopo il centesimo compleanno. Nella newsletter di Natale Erna raccontava che era ormai molto debole, ma che probabilmente sarebbe arrivata ai 100 anni «perché lei aveva deciso così», e conoscendola non si stenta a credere effettivamente le cose siano andate così. E ci piace pensare che abbia aspettato anche l’elezione di questo nuovo Papa, così diverso e vicino alla gente, che ha scelto un nome a lei così caro. Perché Franz, all’anagrafe, si chiamava Franciscus.

Lucia Togni ha tradotto dal tedesco gli scritti e le lettere di Franz e Franziska Jägerstätter, curando con Giampiero Girardi l’edizione italiana dei libri «Franz Jägerstätter, un contadino contro Hitler» e «Scrivo con le mani legate». 

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