Rocco Papaleo fa un film su un ex prete


di Arianna Finos su www. repubblica.it
USCIRÀ il 17 ottobre il nuovo film di e con Rocco Papaleo, Una piccola impresa meridionale, del quale Repubblica.it vi propone il trailer in anteprima. Nel cast Riccardo Scamarcio, Barbora Bobulova, Sarah Felberbaum, Giuliana Lojodice per raccontare la storia di un ex prete, don Costantino, confinato dalla madre in un vecchio faro dismesso. Nessuno deve sapere in paese che si è “spretato” e la vecchia madre ha già un altro scandalo da affrontare: sua figlia Rosa Maria ha lasciato il marito, Arturo, ed è scappata con un misterioso amante. Ma il vecchio faro, come un magnete, attira gente trasformandosi via via in un refugium peccatorum. La piccola impresa meridionale è nel miracolo che si compie: lo scalcinato gruppo, ristrutturando il faro, ritroverà il senso della propria esistenza.

Un’impresa meridionale – trailer

Papaleo, che film è Una piccola impresa meridionale?
“Una commedia romantica, non nel senso classico del termine, ma nel senso che è un film leggero pervaso da un certo romanticismo per il per orso che fanno i personaggi. Per me l’obiettivo era raccontare una storia che fosse divertente ma profonda, quindi mettere in campo gli elementi giusti per ottenere questo risultato”.

Qual è stato lo spunto di partenza?
“In questo caso è stato biografico, sempre mi riferisco alla vita vissuta mia o ascoltata, mi era capitato di avere tanti anni fa nella mia famiglia una vera coincidenza di problemi, un paio di scandali contemporanei, la fuga di una mia cugina sposata con un altro e il mio ritiro dall’università per dedicarmi la scuola di recitazione. Cose che sono capitate contemporaneamente ed è stato lo spunto, quando si intersecano due cose che feriscono l’orgoglio e mettono in difficoltà la famiglia, anche per la reazione in una piccola comunità come un paesino. Fatti di questo genere ti fanno subire una grande vergogna. Così nel film ho calcato la mano, la biografia non era così complicata, il mio ritiro è diventato un prete che si spreta, un po’ più grave agli occhi della gente”.

Che prete è il suo personaggio?
“Il mio prete ha uno “spretamento” per una ragione, buffa: si è innamorato di una donna e vuole vivere alla luce del sole la sua storia ma lei lo amava vestito da prete, quindi quanto lui si toglie gli abiti ecclesiastici lei disinnamora. Il mio personaggio è il primo ad arrivare nel faro, per evitare altri scandali al paese, vive la lontananza dalla comunità per non far sopportare i due scandali alla madre e il suo percorso è vivere questo periodo con altri abitanti che successivamente arrivano al faro, in un percorso di completa riabilitazione, quanto meno agli occhi della madre e della piccola comunità che si forma e che decide di fare questo percorso comune, sfidando l’opinione pubblica”.

Come ha scelto gli attori?
“Questa volta ho pensato subito agli attori che volevo, quasi ho scritto per loro. ho avuto la fortuna che dicessero di sì. Ho avuto la fortuna di trovare corrispondenza. Sono stupito io per primo di come hanno aderito e sviluppato i personaggi rendendoli vivi. Riccardo Scamarcio è un pianista, Glenn Gould dei poveri, musicista velleitario che in una prima parte della vita ha suonato orchestrine e feste di piazza dilettante, da paese, padre e sorelle musiciste e invece di seguire la tradizione orecchiabile si è fissato ocn la musica colta, anche fine a se stessa. Ed è anche il marito di mia sorella (Claudia Potenza) che lo ha lasciato ed è fuggita con un altro amore. Barbara Bobulova è una prostituta che a quarant’anni ha deciso di tirare i remi in barca, arriva nel paese per trovare sua sorella, una donna delle pulizia che lavora da mia madre, Sarah Felberbaum che nasconde un segreto”.

Perché il titolo Una piccola impresa meridionale.
“È un gruppo di meridionali di fatto o di condizione, fanno parte di un sud del mondo, che comprende le persone dell’Est che fanno un viaggio il “Nord”, le badanti e le donne delle pulizie e prostitute. E poi mi piaceva l’idea di mettere insieme due parole che sono un po’ un ossimoro, visto che il meridione non è spesso considerato capace di essere imprenditoriale. Piccola per modestia, niente di eccezionale però fanno. E’ una ricerca di lavorare e abbellire il proprio metro quadrato, di fatto e simbolicamente, un processo che li porta a restaurare anche le loro esistenze che sono tutte a inizio storia a un punto che necessita una svolta, una ricostruzione delle loro esistenze”

Dopo la Basilicata, stavolta la Sardegna.
“Non posso parlare “del mio cinema”, ho diretto solo due film, ma gli elementi a cui mi affido come regista tutte e due le volte sono la leggerezza, il mare, la natura. Una sensualità che deve venire anche dal luogo, dalla luce e dai colori. La Sardegna, da questo punto di vista. mi ha aiutato molto”.

Come la vora il Papaleo regista con il Papaleo attore?
“Se chiedessi ai registi con cui ho lavorato ti direbbero che sono attore disciplinato, figuriamoci se ho creato problemi a me stesso. Papaleo regista rispetto all’attore? Come in una nuova avventura subisco molto il fascino di questa professione, di questa possibilità di racconto in prima persona e di indirizzare il film verso il mio gusto. Mi piace. Se dovessi rinunciare a una delle due cose oggi rinuncerei fare l’attore. Anche se è una facilitazione, che sia anche attore nei film, sono più vicino agli altri attori, si crea un rapporto di maggiore affiatamento, c’è meno distanza”.

Ci sono dei tratti in comune con Basicata coast to coast?
“Ci sono molte analogie, a partire nel tono, continuano le tonalità emotive, percorso più che fisico stanziale, ma che comunque gioca su sentimenti di dolcezza. Una commedia che gioca sul ‘verisimilismo’, senza spingere mai sulla farsa”.

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