Chi vuole la testa di papa Francesco


di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 10 luglio 2013

Chi vuole lo scalpo di Francesco? Sin dal primo “buonasera” del papa argentino è zampillata una corrente carsica di attacchi che affiora, si nasconde e poi si ripresenta per sabotare gli sforzi di riforma di Bergoglio, per dipingerlo come un ingenuo malinformato, per ridicolizzarlo fingendo di difenderlo. In ultima analisi per delegittimarlo.

DOPO LA SCOSSA provocata dal viaggio a Lampedusa, il tiro al bersaglio è ricominciato. “Un conto è la predicazione religiosa, altro conto è la gestione da parte dello Stato” del fenomeno dell’immigrazione in cui si muovono gruppi criminali, ha bacchettato l’esponente pdl Fabrizio Cicchitto. Nel tripudio delle frecce avvelenate si sono ritrovati Il Giornale, Giuliano Ferrara, Radio Padana. Ferrara, in una mielosa lettera al “caro Francesco”, dà praticamente del deficiente al papa perché non avrebbe capito che la globalizzazione e la libertà dei mercati garantisce “emancipazione e liberazione” alle masse del Terzo mondo. In realtà Bergoglio e tutta la dottrina sociale della Chiesa da Wojtyla in poi non hanno mai condannato la globalizzazione, ma il liberismo selvaggio che ne abusa. Poco importa, Ferrara mette in guardia Bergoglio dai “demagoghi”. A ruota Giordano Bruno Guerri su Il Giornale evoca lamentosamente il rischio che Francesco sia trasformato in “fan dei clandestini”. Guerri si scaglia contro quei fautori del papa, che sarebbero “pubblici peccatori, infrangitori di una mezza dozzina di comandamenti, individui senza pentimento”.

Più greve la fiera su Radio Padania. La “cattolica” Laura si dice indignata perché “non ho mai sentito il papa preoccuparsi dei massacri che questi combinano”. Questi sono naturalmente gli immigrati… “Perché non se li porta in Vaticano?”, sbraita tale Luigi. Una certa Giovanna va al sodo: “Mi sarei aspettata qualche parola per quanti vengono ammazzati e stuprati da loro”. Non è solo folclore. Dietro le quinte il nucleo granitico del conservatorismo ecclesiastico, specie nei suoi strati più reazionari, sorride soddisfatto delle polemiche. Basta con questo “Papa piacione”, fece intendere tempo fa il sito Messa in latino. La gerarchia ecclesiastica anti-riforma per ora tace. È tipico nei sistemi dove vige il potere assoluto di un solo uomo e tutte le strutture formalmente gli devono obbedienza – e da almeno mille anni, da Gregorio VII, la Chiesa cattolica questo è – che i dignitari all’opposizione si tengano discretamente nell’ombra, lasciando che scoppino conflitti su temi apparentemente marginali, utilizzando punture di spillo fino a farne un’arma letale.

Durante la perestrojka di Gorbaciov un attacco tra i più violenti alla politica di rinnovamento partì da un’oscura insegnante di Leningrado, Nina Andreeva, che mandò una lettera al giornale Soviestkaya Rossia. Ne godettero i calibri grossi anti-perestrojka e rafforzarono la loro campagna contro i riformatori.

Papa Francesco dà fastidio ai conservatori ottusi, ai prelati traffichini, ai cinici amanti del potere: per la pulizia che vuole introdurre negli affari vaticani, per la coerenza che pretende dal clero, per i rimproveri ai vescovi-principi, per l’intenzione di abolire la monarchia assoluta cattolica, facendo partecipare i vescovi al governo della Chiesa. Altro che piccola riforma della Curia! E così da mesi – sotto l’occhio compiacente di vecchi gruppi di potere dalle vesti violette o color porpora – è partita la girandola dei colpi bassi su siti e giornali.

Ferrara lo ha denunciato per “troppa tenerezza”, Marcello Veneziani lo ha paragonato a una possibile “macchietta”, Marco Bertoncini su Italia Oggi lo ha accusato di stravolgere il Vangelo, che condannerebbe soltanto la “ricchezza ingiusta”, il sociologo Gianfranco Morra lo ha fustigato perché non è andato al famoso concerto, definendo tutta la sua comunicazione con i fedeli improntata ad “archetipi populistici”.

È L’ACCUSA SU CUI vanno a nozze tanti siti, che gli imputano “populismo, pauperismo,

demagogia”… Per non dire delle critiche per avere trasgredito i testi liturgici, lavando i piedi il Giovedì Santo nel carcere di Casal di Marmo a donne e persino a musulmani!

L’Avvenire , invece, appare così preoccupato dai rigurgiti anti-papali dell’ex musulmano, ex cattolico, ex pasionario occidentalista Magdi Allam (ben collegato con il cattolicesimo più nostalgico) che nelle “Lettere” di ieri gli dedica uno spazio spropositato. Il direttore Marco Tarquinio si dice rattristato. Allarmato sarebbe la parola giusta. Perché quanto più papa Bergoglio procederà lungo il cammino che si è prefisso, tanto più forte si gonfierà l’onda dell’opposizione prelatizia sotterranea. Il momento più pericoloso sarà quando proverà a dare all’episcopato mondiale un qualche potere di co-decisione come ha adombrato il cardinale honduregno Maradiaga, coordinatore del “consiglio della corona” di otto cardinali.

Non è un caso che tra il popolo romano, fin da marzo, circoli la domanda: “Fino a quando, a Francesco, lo lasceranno fare?”.

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