A Lampedusa contro lo schifo di certo clero


20130708_papa-lampedusa-bimbodi Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 9 luglio 2013

Il calice di legno usato durante la messa – con il grosso chiodo di traverso alla base, memoria della Passione di Cristo – è il simbolo visibile della rivoluzione del pontificato di Francesco.

Non sappiamo come andrà a finire, se il pontefice argentino reggerà alle opposizioni (per ora) sotterranee. Ma la Chiesa, come la intende lui, come la fa intravvedere da Lampedusa e come spera di rimodellarla, è così. Sobria, “povera e per i poveri”, una Chiesa per tutti e non solo per il gregge dei fedeli, protesa verso gli sventurati, molto concreta nel mostrare al mondo ciò che non va e nell’additare le responsabilità dei massimi poteri politico-finanziari che preferiscono trincerarsi nell’anonimato.

LAMPEDUSA PER Bergoglio non è una photo-opportunity né il palcoscenico per un esercizio di retorica compassionevole. Lampedusa è la cifra programmatica di un pontificato, nato dalla pressante necessità per il cattolicesimo di una svolta non più rinviabile dopo il vicolo cieco in cui era stato portato dalla vecchia impostazione di papa Ratzinger.

La Chiesa del Terzo millennio deve essere essenziale e “fa schifo” quel clero che non si mostra coerente con la sua missione. Fa schifo. Parola così forte, rivolta da Francesco ai seminaristi riuniti in Vaticano prima di partire per Lampedusa, che l’Avvenire non ha avuto il coraggio di pubblicarla.

La Chiesa del Terzo millennio, rendendo ancora più incisiva la sua dottrina sociale sviluppata negli ultimi cento anni, rende “visibili gli invisibili” per dirla con le parole del sindaco Giusi Nicolini. Ricorda le morti che tanti si affrettano ad archiviare. Chiama alla corresponsabilità tutti gli uomini, bollando la “globalizzazione dell’indifferenza” e al tempo stesso esigendo che si operi per “cambiare concretamente certi atteggiamenti”.

È anche una Chiesa – sia detto per inciso, restringendo lo sguardo all’Italia – in cui il Vaticano non starebbe più zitto per amor di patteggiamenti in nome dei “principi non negoziabili”, quando il ministro di un partito xenofobo di governo (come fece Calderoli nel 2009) attacca il responsabile del Pontificio Consiglio dei Migranti, l’allora monsignore oggi cardinale Vegliò, perché si è permesso di esprimere dolore per i morti del canale di Sicilia.

La Chiesa, per cui si spende papa Francesco, non si perde in cerebralismi sulla fede (di cui è piena l’ultima enciclica, mandata alle stampe per seppellirla) ma a partire dalla fede chiede conto ai credenti e a tutti gli uomini come esercitano la loro responsabilità: cosa fanno concretamente contro le “nuove schiavitù”, contro le molteplici forme di “sfruttamento”, contro i trafficanti di carne umana, contro coloro per i quali la “povertà degli altri è fonte di guadagno”. Si noti il lessico così fresco e crudo del pontefice, arriva diritto alla comprensione di tutti coloro che nel nord e nel sud del mondo sono stritolati dalla crisi. Tu piangi? Tu sei sensibile al tuo benessere o anche al destino degli altri? Tu hai ancora la capacità di patire “con” gli altri? Questo chiede Francesco: a se stesso e a tutti.

E PER ESSERE chiaro, Francesco chiede anche conto a “coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”, fino alla morte di milioni in varie parti del pianeta. Parole nette, che squarciano molti silenzi ipocriti.

Niente ministri, niente cardinali, niente tappeti rossi a Lampedusa. Nemmeno cerimonieri pontifici per assistere il papa durante la celebrazione, bastano i chierichetti a reggergli il microfono. Sembrano dettagli, ma sono pezzi di antiquariato che vanno in frantumi. Un cerimoniere per reggere il microfono… (per non dire che monsignor Scarano, cerimoniere di traffici milionari frontalieri, reca tuttora il titolo altisonante di “Cappellano di Sua Santità).

La Chiesa del Terzo millennio, intravista da papa Bergoglio, si libera dell’apparato imperiale, simildivino del passato. È una Chiesa pronta anche a cambiare la sua organizzazione, a disfarsi di “strutture caduche”, a lasciarsi rinnovare dallo Spirito Santo: lo ha sottolineato il pontefice prima di partire da Roma.

Così Lampedusa non rimane un exploit solitario, ma diventa il segnale di marcia verso la Chiesa rinnovata per cui lavora Bergoglio e quanti nella gerarchia stavano spasmodicamente aspettando un pontefice come lui.

In questo cammino risalta anche l’enorme rispetto per i diversamente credenti. Francesco ha alzato la mano più spesso per salutare che per benedire e – con grande delicatezza unita a profonda sensibilità teologica – ieri ha augurato personalmente ai profughi musulmani, impegnati nel Ramadan, che il loro digiuno religioso porti “abbondanti frutti spirituali”. Digiunare in nome di Allah è degno di incoraggiamento , parola di papa. Due anni fa Berlusconi atterrò a Lampedusa. Promise il Nobel per la Pace, casinò, campo da golf, moratoria fiscale, “zona franca”. Di quel ciarlatano il Vaticano ratzingeriano era alleato. Garante il Segretario di Stato cardinale Bertone, che con il Cavaliere discuteva persino di come “fermare la sinistra a Milano”. Ora non più.

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Una risposta a A Lampedusa contro lo schifo di certo clero

  1. Vedremo se questa è la volta buona della svolta!!!!! Troppi interessi creati. Ce la farà??

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