Bagnasco “marxista” denuncia il Capitale


di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 20 maggio 2013
Agitatori comunisti si aggirano per il Paese all’insaputa di Berlusconi. Spargono voci tendenziose sul “sangue di quanti escono di casa per andare al lavoro e non vi fanno più ritorno”, aizzano contro i governi che “salvano le banche, mentre c’è chi muore di fame”, denunciano il “sistema che subordina il lavoro al capitale”. Verdini, Brunetta, Gasparri e Santachè non sono ancora riusciti a scovare i loro nascondigli, benché gli agitatori stiano acquattati solo a qualche chilometro da Montecitorio e Palazzo Chigi. Il fatto è che astutamente sono annidati in Vaticano e nella sede della conferenza episcopale italiana.
Sembra un paradosso. Ma mentre un vasto arco di forze politiche ed economiche continuano a presentare il precariato di massa e l’impoverimento drammatico dei ceti medi e popolari come una sorta di condizione “naturale” del mercato in attesa che parta un mitologico “meccanismo di sviluppo”, la Chiesa di papa Francesco accentua sempre di più la denuncia degli aspetti innaturali e violenti dell’attuale situazione, dove chi occupa posizioni economiche di forza, al riparo del balbettio degli schieramenti politici, segue la sua strada senza curarsi degli effetti sociali.
Il cambio di pontificato ha portato a toni più netti. È papa Francesco a rimarcare di fronte alla cancelliera Merkel, ricevuta sabato scorso, che “per la crisi si salvano le banche mentre c’è chi muore di fame” e che “se cadono gli investimenti è una tragedia, ma se le famiglie non hanno da mangiare, allora non fa niente!”. È il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, a lanciare l’allarme per i “troppi operai che sul lavoro muoiono”.
Oggi si apre l’assemblea annuale dell’episcopato italiano e nella relazione del cardinale presidente Bagnasco sarà alta l’attenzione sulla crisi della famiglie, la disoccupazione, l’instabilità permanente delle giovani generazioni soggette al precariato. La questione del lavoro, ha anticipato Bagnasco, è la “lama più penetrante e tagliente nella carne della gente di oggi”. Giorni fa – alla presentazione del “Rapporti sul Lavoro” (ed.Laterza) curato da un’equipe del Comitato Cei del Progetto culturale, sotto la guida del cardinale Ruini – Bagnasco ha manifestato in uno scritto il malessere della Chiesa per come la crisi attuale è gestita. Con un linguaggio molto lontano dal politichese dei capipartito in auge alla Tv il porporato ha descritto una “disoccupazione a livelli patologici… e un sempre più diffuso precariato” che provocano “enormi riflessi sulla vita delle persone, collocandole in un alveo di insicurezza e instabilità che minano la progettualità sul proprio futuro”. Ha parlato di un “asservimento della persona alle leggi del mercato”, denunciando la situazione squilibrata a favore di “capitale e finanza… chiusi in un processo di autoreferenzialità”. Per concludere seccamente che ci si trova dinanzi ad un “sistema che subordina il lavoro al capitale… più preoccupato di accumulare che di investire”, nel quadro di un panorama sociale in cui tanti sacrificano la crescita per puntare su un guadagno facile e immediato.
Il presidente della Cei – per restare nell’ambito pratico e non dei principi generali – esorta anche a contrastare decisamente ed eliminare le “condizioni lavorative non degne della persona e tutte le situazioni di sfruttamento”. Parole oggettive e crude che sono del tutto sparite dal lessico politico contemporaneo e che paradossalmente oggi uno deve andare a cercare realisticamente nell’ambito della dottrina sociale della Chiesa. Appare evidente che il nuovo pontificato incoraggia anche la Cei ad essere sempre più decisa nelle due denunce.
D’altronde papa Francesco sin dai primi giorni dopo la sua elezione ha condannato le tensioni economiche che “colpiscono chi è più debole” e il 1.maggio ha resuscitato una parola antica e drammatica, richiamo a condizioni che nelle società contemporanee si vogliono edulcorare e rimuovere. “Quante persone – ha detto – sono vittime di questo tipo di schiavitù, in cui è la persone che serve il lavoro , mentre deve essere il lavoro ad offrire un servizio alle persone perché abbiano dignità”. Più chiaramente parlano oggi pontefici e vescovi più imbarazzante diventa però il silenzio delle forze politiche ed economiche. Certamente non è un bel segno per la politica il fatto che tre seri rapporti su educazione, demografia e lavoro siano stati elaborati in questi anni nelle stanze della Cei, sotto il coordinamento di Ruini, e non negli uffici studi dei partiti.
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Una risposta a Bagnasco “marxista” denuncia il Capitale

  1. Moreno ha detto:

    SI, ma nel quarto di secolo passato (25 anni!) il generale emerito di corpo d’armata in pensione Bagnasco, i Papi e la Cei, a parte qualche balbettio di forma o di minaccia interna tra poteri dominanti, erano NELLA SOSTANZA FINANZIARIA e di potere collusi e concussi col dio mercato. Se siamo in queste condizioni spaventose è colpa anche loro. Ancora più colpevoli perchè ovviamente avevano fatto gli studi e quindi sapevano. E non mi si parli di qualche (ammirevole) eccezione di minoranza o di base. E’ storia vecchia.

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