Il “tantalio del sangue” nei nostri telefonini


di Alain Faujas in “Le Monde” del 25 novembre 2012 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Sullo sfondo dei combattimenti che sono ripresi dal 15 febbraio nella provincia del Kivu tra l’esercito della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e i ribelli del Movimento M23, ci sono anche i nostri telefonini. Perché uno dei motivi di questa guerra, che continua a far soffrire milioni di congolesi, è lo sfruttamento delle miniere da cui si estrae la colombo-tantalite, cioè il coltan, che è alla base dei cinque o sei condensatori senza i quali il nostro smartphone resterebbe muto. Migliaia di minorenni – a volte bambini – con mezzi di fortuna grattano il suolo di Kivu. Per conto dei ribelli o dei generali dell’esercito di Kinshasa, estraggono oro, diamanti e cassiterite (stagno). La tantalite fa anch’essa parte – ma meno che agli inizio degli anni 2000 – di questo bottino minerario che paga un tributo ai mercenari. Con i camion, prende la strada del Ruanda – che secondo l’ONU sostiene il M23 – e dell’Uganda da cui viene spedita, per raffinazione e trasformazione in tantalio, verso il Kazakistan o la Cina. Un mese fa, i vescovi della RDC hanno dichiarato, tramite Mons. Nicolas Djomo Lola, di voler “tagliare le fonti di finanziamento delle milizie”, i redditi delle miniere, “che permettono di comperare armi”, poiché “duemila imprese usano i minerali come il coltan e preferiscono mantenere questo saccheggio che li dispensa dal pagare le imposte al governo congolese.” Si sarebbe potuto pensare che questi scontri, accompagnati da una domanda mondiale per le meraviglie tecnologiche della telefonia che non si smentisce, avrebbero spinto il prezzo del tantalio molto in alto. Ma non è stato così e il suo prezzo al chilo varia tra i 500 e i 520 dollari. “Questo relativa stagnazione dovrebbe durare nonostante gli avvenimenti di Kivu, predice Georges Pichon, consulente di ABS Alloys&Metals. Dalla regione dei grandi laghi si ricavano solo un centinaio di tonnellate di tantalio a prezzi molto bassi, rispetto alle 700 tonnellate prodotte in tutto il mondo ogni anno.” Sembra che due fattori contribuiscano a mantenere stabile il mercato. Il primo è l’aumento di produzione delle miniere mozambicane e brasiliane e la certezza che il 90% delle riserve di tantalio si trova in paesi diversi dalla RDC. Il secondo è la legge americana Dodd-Frank che obbliga le imprese quotate a New York a dichiarare l’origine dei loro minerali: questo costringe tutti, anche i cinesi, ad abbandonare a poco a poco il “tantalio del sangue”. E in futuro? “Se il M23 marcia su Kinshasa per far cadere il presidente Kabila, risponde Pichon, i prezzi rischiano di decollare.” Anche quelli del cobalto.

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