La scelta etica coraggiosa dell’azienda Morellato


No alla commessa militare nonostante la crisi.

da http://www.bancaetica.com
Un imprenditore, Valerio Morellato, ingegnere poco più che trentenne col pallino della sostenibilità e dell’etica in economia. E della finanza etica.

Un’azienda, la sua, attenta alla responsabilità sociale e ambientale: Morellato Termotecnica di Ghezzano (Pisa) – che insieme all’altra, la Morellato Energia, aderiscono al Patto del Distretto di Economia Solidale AltroTirreno della zona di Pisa. Un’azienda socia e cliente di Banca Etica. Un’azienda in difficoltà – a causa della crisi economica e del ridimensionamento degli incentivi alle energie rinnovabili. Operai in cassa integrazione con la speranza che sia temporanea, con la volontà di trovare una via d’uscita. Ma non una qualunque via d’uscita.

Da un’azienda del gruppo Finmeccanica, la WAAS (Whitehead Alenia Sistemi Subacquei), arriva una commessa da 30mila euro e una settimana di lavoro che può essere una boccata d’ossigeno per le casse dell’azienda. Ma WAAS produce siluri e richiede sopralluogo e preventivo per dei lavori tra cui un sistema di refrigerazione per una vasca piuttosto capiente da usare per ricerca militare. E’ evidente che accettare significa compromettere l’etica aziendale.

Morellato incontra gli operai per parlarne e decidere insieme. La scelta è certamente difficile, alcuni lavoratori non sono d’accordo nel procedere, altri si trovano schiacciati dalla necessità di trovare commesse. Parallelamente si apre un confronto con OdES, l’Officina dell’Economia Solidale di Pisa, il soggetto che facilita il processo di sviluppo del Distretto di Economia Solidale del comprensorio. Alla fine la decisione di dire no arriva a maggioranza e con l’accettazione delle reciproche posizioni.

La Morellato Termotecnica rifiuta con una breve email, in cui si legge, tra l’altro: “consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda che ci sostituirà, […] non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica […]”.
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