Gesù è stato un prototipo di disobbediente


di Josef Garcia-Cascales in “www.ja-kirchenzeitung.at” n° 28 dell’8 luglio 2012 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

Il Vaticano di oggi vuole guidare una Chiesa di ieri, scrive il padre claretiano spagnolo Josef Garcia-Cascales nella sua recente lettera circolare. Opera da 54 anni in Austria. In occasione della Pentecoste del 1960 ha introdotto nell’area di lingua tedesca il movimento Cursillo, che ha diretto per circa 45 anni.

Presumo che ci preoccupiamo molto per i segni dei tempi in tutto il mondo e anche più concretamente per la situazione della Chiesa. Avete certamente seguito le turbolenze del “Vatileaks” nei giorni scorsi. In questa circostanza, come spesso riguardo al Vaticano, ho l’impressione che non si esca da un lacerante conflitto di fondo: il Vaticano c’è per guidare la Chiesa di oggi, ma spesso abbiamo l’impressione che voglia guidare una Chiesa di ieri! Gli uomini di oggi pensano e agiscono sul piano sociale e politico in maniera democratica. Il Vaticano (che altro può fare?) approva e loda anche la democrazia. Ma nelle sue fila essa manca totalmente. Alcuni problemi che ora pubblicamente appaiono mostruosi, in una normale vita democratica (ascoltando la gente) potrebbero essere affrontati nel giro di ore o di giorni. Invece così diventano eterni.

Il Vaticano e le alte gerarchie della Chiesa, quasi in tutto il mondo, sono ora costretti, per la maggior parte dei problemi, a dare delle mezze risposte, delle mezze soluzioni (il che non significa comprensione o tolleranza). E le cose a metà in momenti di tensione sono comunque peggio addirittura di realtà di forte conflitto.

Poiché la direzione della Chiesa attuale è nel complesso assolutistica, la parola “obbedienza” svolge un ruolo fondamentale. Dove, però, apparentemente, non è chiaro che cosa si intenda con “obbedienza”. Erwin Ringel, come tutti sanno, era entusiasta della parola “obbedienza”. Semplificava la parola nel suo significato pieno (“Gehorsam”) nel senso semantico di “ascoltare” (“Hinhorchen”), come nel latino “obediencia = ob audire”. Se non è vero è ben trovato (ndr.: in italiano nel testo).

Obbedienza significa innanzitutto che non faccio ciò che voglio, ma ciò che un altro mi chiede. In questo senso grezzo si dovrebbe intendere con la giornalista Anneliese Rohrer il titolo di un suo nuovo libro: “Ende des Gehorsams” (Fine dell’obbedienza). Non parliamo di obbedienza militare, di guerra, di schiavitù…

Se l’obbedienza vuole essere una virtù cristiana, allora deve essere definita in base all’amore. Come appartenente ad una congregazione, io ho sempre sentito in me una contraddizione nel parlare di “obbedienza”. Mi sento invece libero in una “obbedienza” come “disponibilità all’amore”. In questo senso noi guardiamo a Cristo: in tutto ciò che era disponibilità all’amore Lui è stato “obbediente” fino alla morte. In molte altre richieste del mondo religioso è stato direttamente un prototipo del disobbediente. Sì, la sua morte è in fondo da ricondurre alla sua disobbedienza agli inumani ordini e atteggiamenti degli uomini.

Lo ha espresso molto bene Hans Küng nel conferire il Premio “Herbert Haag” a Schüller: “Spesso una disobbedienza ammessa e mantenuta con forza verso superiori ciechi e abbagliati può essere una forma di obbedienza più alta della servile ed ipocrita pseudoobbedienza” Abbiamo da tempo l’impressione che la direzione della nostra Chiesa si comporti in maniera assolutistica ed autoritaria. Risveglia l’impressione che la voce della gente sia per lei più un disturbo che un contributo dello Spirito Santo. E questa direzione, che evidentemente ascolta appena la parola della gente, fatalmente, alla parola “disobbedienza” reagisce. E così conferma l’impressionedi essere assolutistica e autoritaria. Disponibilità all’amore… sì, sempre e senza condizioni. Disponibilità per le autorità umane (che spesso si presentano come divine) di gran lunga solo a certe condizioni, che possono essere sintetizzate in una parola: piena sincerità e apertura da parte di tutti nel pensare, nel parlare, nell’agire, nel discutere, nell’intraprendere, nel realizzare… L’apprezzata rivista internazionale di teologia “Concilium” nell’ultimo numero 2/12 ha esortato, nell’attuale situazione della Chiesa, a parlare e a non tacere. La situazione attuale richiede proprio che all’interno della Chiesa si parli ad alta voce. Vorrei concludere con una preghiera: “Signore, dà al nostro timoniere e al suo equipaggio la capacità di guidare la barca della Chiesa! E facci essere tutti coraggiosi, a seconda delle occasioni obbedienti o disobbedienti… a cominciare da me!”

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