Cristiani “inclusivi”?


di Sébastien Gobert in “http://www.temoignagechretien.fr” del 26 giugno 2012 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

All’inizio di maggio gli appelli alla tolleranza si sprecavano nei locali di Versailles della Communauté du Cénacle, animata da suore cattoliche, in occasione dell’11° edizione del Carrefour des chrétiens inclusifs (CCI), che raggruppa membri di diverse iniziative in Francia, in celebrazioni e momenti di studio. Una quarantina di cristiani di diverse Chiese erano riuniti per discutere di vergogna, accettazione e orgoglio. Eterosessuali, lesbiche, gay, bisessuali o transessuali… Per Diane, transessuale, questo passaggio a Versailles è l’occasione per ricordare che solo accettando la sua identità femminile ha veramente incontrato Dio. “Il giorno in cui non ero più nella menzogna, la luce del cielo si è riversata su di me”, racconta. “Grazie alla liberazione sessuale degli anni ’60-’70 è apparsa la figura della persona omosessuale. Si è scoperto con stupore che c’erano dei cristiani omosessuali. Certi pastori, in particolare in California, hanno dato inizio a una riflessione sul problema”, spiega Jean Vilbas, autore di una tesi sul movimento dei cristiani inclusivi e responsabile di una associazione ecumenica, “Rendez-vous chrétien” (appuntamento cristiano) a Lilla. Il CCI è l’espressione francese di questo dialogo. Nell’America Settentrionale, la tendenza si è presto trasformata con l’emergere di Chiese dette “inclusive”, che cioè mettono l’accento sui principi di accoglienza della differenza (minoranze sessuali, etniche, handicappati…), che talvolta vengono rappresentate con la caricatura di “ghetti gay”. In Francia, questa tendenza non ha avuto uno sviluppo significativo. Molte parrocchie e comunità religiose tuttavia sono diventate un po’ più “accoglienti” di altre, tollerando i membri apertamente lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (LGBT). Senza tuttavia dare loro un posto in quanto tali. Si sono allora create delle associazioni parallele destinate all’accettazione della differenza con l’accompagnamento e la preghiera, come David et Jonathan o, più recentemente, con una venatura più spirituale, la Communion Béthanie. Questo posizionamento parallelo è accettato molto meglio in Francia, dove molti cristiani gay non sentono necessariamente il bisogno di incontrare altri cristiani gay nella loro vita di parrocchiani”, ritiene Jean Vilbas. In Francia sono poche le comunità che hanno fatto la scelta di un atteggiamento militante. La Maison Verte, nel XVIII arrondissement di Parigi, è insieme parrocchia e centro sociale, ed è affiliata alla Mission populaire évangélique de France (membro della Fédération protestante de France). I suoi membri attivi (un centinaio) hanno fatto dell’accoglienza e del dialogo una componente essenziale della loro azione. Ad esempio, solo dopo essere pazientemente giunti ad un accordo consensuale, sono state celebrate le prime benedizioni di unione delle persone dello stesso sesso. Il pastore attuale, Stéphane Lavignotte, riferisce di un’atmosfera serena e di un gioco di equilibrismo, tra il “parlarne perché fa parte della vita della comunità. Ma non parlarne troppo, se no ci sono persone che dicono che si parla solo di quello”. A Montpellier, dei cristiani hanno fatto la scelta di un’altra inclusività, formando la loro Chiesa, oggi collegata con la rete internazionale della Metropolitan Community Church (MCC), sorta negli Stati Uniti. La MCC è notevolmente diffusa in molti paesi del mondo, ma in Francia è marginale, a causa, secondo Jean Vilbas, “di una denominazione molto americana, con progetti di sviluppo ben sostenuti, che vedono nella crescita della Chiesa una forma di successo”. La maggior parte della quindicina di membri della parrocchia sono cristiani LGBT di diversa provenienza. Per Anne Baudiment, responsabile pastorale, “l’ecumenismo è già un atto di militantismo”. Indipendentemente dal metodo adottato, i cristiani inclusivi invitano a vivere la propria fede nella tolleranza e nel rispetto, ben al di là del loro orientamento sessuale.

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