La Terra redenta dall’eco-teologia


di Jürgen Moltmann in “Avvenire” del 18 maggio 2012

Ci troviamo oggi alla fine dell’epoca moderna e all’inizio del futuro ecologico del nostro mondo, se il nostro mondo deve sopravvivere. Con ciò si intende un nuovo paradigma, nel suo nascere, che lega tra loro la cultura umana e la natura della Terra in maniera diversa da come è avvenuto nel paradigma dell’età moderna.

L’età moderna è stata determinata dalla presa di potere dell’uomo sulla natura e le sue forze. Queste conquiste e presa di possesso della natura sono oggi giunte al loro limite. Tutti gli indizi indicano che il clima della terra si va alterando drasticamente ad opera di influenti comportamenti umani. Le calotte di ghiaccio ai poli della terra si sciolgono, il livello dell’acqua si innalza, alcune isole scompaiono, aumentano i periodi di siccità, si estendono i deserti e così via. Conosciamo tutto ciò, ma non facciamo nulla in rapporto a quanto sappiamo. La maggior parte delle persone chiudono gli occhi o sono come paralizzate.

Eppure nulla favorisce tanto le catastrofi quanto il non far nulla paralizzante. Abbiamo bisogno di comprendere in modo nuovo la natura e di una nuova immagine di uomo, e perciò di una nuova esperienza di Dio nella nostra cultura. Una nuova teologia ecologica ci può in questo aiutare. Secondo le tradizioni bibliche Dio non ha infuso il proprio spirito divino soltanto nell’uomo, ma in tutte le sue creature: «Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; / togli loro il respiro: muoiono, / e ritornano nella loro polvere. / Mandi il tuo spirito, sono creati, / e rinnovi la faccia della terra» (Sal 104, 29.30). Si può dedurne: se l’immagine e somiglianza divina dell’uomo dipende dallo spirito divino che abita in lui, allora tutte le creature, nelle quali abita lo Spirito di Dio, sono immagini di Dio e devono essere dunque rispettate. In ogni caso gli esseri umani fanno parte della natura della Terra in un modo così stretto che si trovano nella stessa situazione irredenta e nella comune speranza della redenzione. Gli uomini non saranno salvati ‘da’ questa terra, ma ‘con’ questa terra dalla caducità e dalla morte.

Paolo ha udito il «gemiamo interiormente aspettando… la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,23) da parte di coloro che sono animati dallo Spirito di Dio. Egli perciò ha ascoltato anche il «gemito e l’attesa» della creazione non umana attorno a sé (Rm 8,22). Egli era convinto che è lo stesso Spirito di Dio che fa gemere noi e tutta la creazione in attesa della redenzione dal destino di morte. Lo Spirito presente è il principio della nuova creazione, nella quale non ci sarà più la morte, poiché egli è lo Spirito della risurrezione di Gesù e la diffusa presenza del Risorto. La teologia ortodossa ha espresso ciò con la speranza non solo nella divinizzazione degli esseri umani, bensì anche nella divinizzazione del cosmo: «Tutta la natura è destinata alla gloria, della quale gli uomini avranno parte nel regno del compimento». Gli uomini, nella loro singolarità, nella loro destinazione e nella loro speranza di vita, sono una parte della natura. Dunque essi non sono al centro del mondo, ma per sopravvivere si devono integrare nella natura della Terra e nella comunità delle creature con cui vivono. L’arroganza del potere sulla natura e la libertà di fare di essa ciò che vogliono non compete loro, ma compete piuttosto una ‘umiltà cosmica’ e una considerazione attenta per tutto ciò che essi fanno alla natura. Solo quando saremo consapevoli della nostra dipendenza dalla vita della Terra e dall’esistenza degli altri esseri viventi diventeremo da «divinità superbe e infelici» (Lutero) degli uomini umani. Il vero sapere non è il potere, ma la sapienza. Le nuove astroscienze hanno dimostrato le interazioni tra gli ambiti inanimati e quelli animati del nostro pianeta Terra. Da questo deriva l’idea che la biosfera della Terra forma con l’atmosfera, gli oceani e le pianure un sistema complesso, unico nel suo genere, che possiede la capacità di produrre vita e di creare spazi vitali. È la pluridiscussa teoria di Gaia, di James Lovelock. Nonostante il nome poetico della dea greca della Terra, non si intende con ciò fare una divinizzazione della Terra. La Terra viene però concepita come un organismo vivente che produce vita e crea spazi vitali.Se si intende la vita in senso puramente biologico, allora la terra non è ‘vivente’, perché essa non si riproduce. Essa, tuttavia, va detta più che vivente, perché produce vita. Essa non è neppure un ‘organismo’, nel senso in cui noi conosciamo gli organismi biologici. Essa è più che un organismo, poiché produce organismi. La Terra è un soggetto di tipo particolare, incomparabile e unico. Non è un agglomerato a caso di materia e energia, non è né cieca né muta. È intelligente, poiché produce intelligenze. Ad un preciso punto della sua evoluzione la Terra ha incominciato a sentire, a pensare, a prendere coscienza di se stessa e a meritare rispetto. Noi uomini siamo creature della Terra. Dunque non stiamo di fronte alla Terra come suoi soggetti, ma nella nostra dignità di esseri umani siamo parte della Terra e membri della comunità terrena delle creature. Noi stessi siamo ‘con-creature’, insieme con gli altri esseri viventi. Questo sentimento cosmico di comunione è più ampio di tutti gli ambiti della natura che noi possiamo conoscere e dominare. Perciò oggi è tempo di mettere al centro la santità della Terra e di integrarci consapevolmente nella comunità della terra. Arriviamo a parlare di un tema particolare della teologia cristiana, tema che nella svolta ecologica verso la Terra e le sue condizioni di vita diventa oggi attuale: la teologia naturale. Mentre con questa espressione, tuttavia, tradizionalmente si intendeva una conoscenza indiretta di Dio a partire dalla natura, oggi abbiamo bisogno di una conoscenza indiretta della natura a partire da Dio. Le crisi ecologiche distruggono le condizioni vitali della Terra. Per conservarla malgrado le forze distruttive, abbiamo bisogno di un sì alla Terra che superi tali forze e di un invincibile amore per la Terra. C’è forse un riconoscimento maggiore e un amore più forte della fede nella presenza di Dio nella terra e nelle sue condizioni di vita? Abbiamo bisogno di una teologia della Terra e di una nuova spiritualità della creazione.

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