Crisi e Chiese europee


di Fulvio Ferrario in “Riforma” – Settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi – del 18 maggio 2012

La grande crisi economica travolge l’intera Europa e, dunque, popoli di diversa tradizione religiosa. Il prezzo finora più alto lo sta pagando, come tutti sanno, la Grecia, paese a maggioranza ortodossa. È una tragedia, quella greca, della quale si parla abbastanza poco, ma chi vuole può facilmente trovare le notizie di fame e di morte che si nascondono nelle cinque lettere della parola «crisi ». Ma, lo sappiamo anche troppo bene, nemmeno i paesi latini di tradizione cattolica stanno benissimo. La situazione sembra meno tragica nel centro-Europa, a esempio in Germania, paese religiosamente bi- confessionale che, stando ai giornali, ha nelle proprie mani buona parte delle risorse necessarie per tentare, almeno, di alleviare le conseguenze del disastro nella carne delle persone. Le chiese, insomma (non le dirigenze, ma donne e gli uomini che delle chiese fanno parte) sono, si potrebbe dire, unite nella crisi, da essa coinvolte, in modi diversi, ma tutte assai a fondo. E che dicono, le chiese europee, sulla crisi? Quale messaggio lanciano ai milioni di donne e di uomini angosciati per il lavoro, la casa, i figli da mantenere? Quale posto ha, questa crisi maledetta e assassina, nell’agenda del movimento per l’unità della chiesa? L’impressione è che le chiese parlino d’altro: di se stesse, di chi tra loro sia veramente chiesa «in senso proprio », e simili. Oppure dicono di difendere la vita: quella degli embrioni e quella di chi chiede la libertà di decidere come morire. La vita minacciata dalla fame, dai licenziamenti, dal tentativo di sfruttare la crisi per colpire i diritti di chi lavora sembra meno interessante. Le singole chiese sono concentrate altrove e di conseguenza lo è anche il movimento per l’unità. Forse è normale che sia così, che le chiese continuino a ritenere che le loro questioni di potere e gerarchie siano quelle decisive. Ma allora è anche normale che il loro parlare e il loro agire lasci completamente indifferenti le persone che ritengono, non credo a torto, che i loro problemi siano altri.

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